18 Settembre 2026 - 10:18:33
di Tommaso Cotellessa
Scontro sulla gestione del personale sanitario all’interno della Asl 1. È il Nursind L’Aquila a intervenire in risposta ad alcune dichiarazioni del direttore generale Paolo Costanzi riguardanti le presenze in servizio dei lavoratori.
Costanzi aveva infatti indicato l’assenza del personale come uno dei fenomeni che rendono complesso il buon rendimento del servizio sanitario in Abruzzo.
Il sindacato ha rifatto i conti partendo dai 365 giorni dell’anno e sottraendo riposi e assenze pianificate previste dalla normativa e dai contratti di lavoro.
«Ricordiamo al direttore che, in via generale, dai 365 giorni dell’anno vanno sottratti circa 32-36 giorni di ferie e festività soppresse, circa 104 giorni tra sabati, domeniche o riposi compensativi per i turnisti e 10-12 giorni di festività infrasettimanali», sottolinea il Nursind.
Secondo i calcoli del sindacato, il personale che lavora su sei giorni settimanali garantirebbe quindi una presenza effettiva compresa tra 250 e 260 giorni l’anno. Il dato scenderebbe invece a circa 215-220 giorni per il personale che, secondo il classico schema dei reparti di degenza, opera su cinque giorni.
A questi numeri, prosegue il Nursind, devono essere aggiunte le ulteriori assenze previste dalla legge. Il sindacato richiama in particolare i permessi riconosciuti dalla legge 104, oltre alla formazione obbligatoria o facoltativa e agli altri istituti previsti per maternità, matrimonio, lutto e ulteriori circostanze tutelate dalla normativa.
Da qui l’affondo nei confronti del manager della Asl 1. Secondo il Nursind, Costanzi dovrebbe dare mandato agli uffici aziendali di predisporre documenti di programmazione e determinazione del fabbisogno di personale «coerenti con il quadro normativo vigente», facendo riferimento all’articolo 6 del decreto legislativo 165 del 2001.
Ma la replica del sindacato non si limita alla questione dei giorni di effettiva presenza e apre un secondo fronte, quello della distribuzione del personale tra ospedali e nuove strutture territoriali.
Il Nursind chiede infatti a Costanzi di chiarire «sulla base di quale atto di programmazione» sia stato consentito quello che il sindacato definisce un «depauperamento degli organici dei reparti ospedalieri» per destinare personale alle Case di Comunità.
La domanda rivolta al direttore generale riguarda soprattutto il Piano triennale del fabbisogno del personale: il sindacato chiede se e dove siano stati previsti gli organici necessari al funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunità e perché, anziché procedere con nuove assunzioni per rispondere alle esigenze delle strutture territoriali, si continui – secondo la ricostruzione del Nursind – a trasferire personale dai reparti ospedalieri.
Un’impostazione che il sindacato contesta, chiedendo una programmazione capace di sostenere lo sviluppo della medicina territoriale senza indebolire contemporaneamente l’assistenza ospedaliera.
Nella replica trova spazio, infine, anche il tema dell’emergenza-urgenza. Il Nursind denuncia la mancata istituzione di posti in organico specificamente destinati al Servizio di Emergenza-Urgenza e al 118 e annuncia di voler tornare sulla questione, richiamando anche le recenti criticità segnalate dai sindaci di Scanno e Campo di Giove.
La risposta alle dichiarazioni di Costanzi si trasforma così in una contestazione più ampia sulla politica del personale della Asl 1: per il Nursind il problema non riguarda soltanto il numero complessivo dei dipendenti, ma il modo in cui vengono calcolati i fabbisogni e distribuite le risorse tra ospedali, medicina territoriale ed emergenza-urgenza.
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