Tettamanti (Circolo Pd L’Aquila Centro): «La rivolta delle carriole e il suo popolo hanno finalmente il loro monumento»

19 Settembre 2026 - 11:05:32

Quanto accadde all’inizio del 2010, quando migliaia di persone entrarono
‘armate’ di carriole nel centro storico chiuso, lasciato in macerie e
presidiato dai militari, è troppo forte e importante per non collegare
immediatamente l’opera di Ai Weiwei a quell’evento storico.

Una scultura — intitolata Figure and Wheelbarrow for L’Aquila — alta
quasi tre metri e lunga tre metri e quaranta, posta davanti all’Emiciclo
regionale, è un monumento che alle aquilane e agli aquilani non può che
ricordare quell’esperienza di comunità, essenziale per avviare davvero
la ricostruzione del centro storico e, quindi, della propria identità.

Il monumenro raffigura l’artista stesso mentre porta una carriola. Ai
Weiwei ha visto in questo oggetto un simbolo di ricostruzione,
accostandolo alla propria esperienza personale del 2008, quando il
terremoto del Sichuan, in Cina, provocò circa 70mila vittime. L’artista
documentò le conseguenze del sisma attraverso il proprio blog e il
proprio lavoro, entrando in conflitto con le autorità cinesi.

In realtà, non è chiaro se Weiwei conosca la rivolta delle carriole
aquilane e si sia ispirato a essa. Ma, leggendo il retroterra da cui è
scaturita la sua idea, sembra che a monte ci siano le stesse emozioni e
le stesse esperienze di chi ha conosciuto il terremoto e le ingiustizie
che spesso accompagnano le emergenze.

Se oggi L’Aquila è una città in gran parte ricostruita, grazie
all’arrivo di ingenti risorse economiche, lo si deve proprio a quella
stagione, ai suoi protagonisti e a una città che all’improvviso si
svegliò e seppe difendersi, anche grazie alla solidarietà dal basso del
popolo abruzzese che in quei giorni accorse in aiuto dell’Aquila.

Una città, insomma, molto diversa da quella attuale, addormentata forse
proprio grazie a quelle risorse che hanno restituito un minimo di
sicurezza nel futuro rispetto a quando non erano affatto chiari né il
diritto alla ricostruzione né quello alla città.

È vergognoso, però, che durante l’inaugurazione nessuna delle autorità
abbia fatto esplicito riferimento all’esperienza del popolo delle
carriole, collegando il monumento a quella stagione.

Non una parola da parte del Sindaco, forse troppo preoccupato di non
ricordare che il governo sfidato da quel popolo era quello di
Berlusconi, quindi della sua stessa parte politica. Un governo che fino
ad allora aveva costruito una vetrina televisiva secondo la quale le
aquilane e gli aquilani stavano benissimo e la città era praticamente
già ricostruita.

La rivolta delle carriole fu un sasso contro quella vetrina: cambiò
tutto, svelando alle italiane e agli italiani come stavano davvero le
cose.

L’omissione scientifica del riferimento corrisponde a un tentativo di
riscrittura della storia di questa città che quest’amministrazione porta
avanti attraverso un’opera di cancellazione di tutto ciò che c’è stato
prima del 2017 e che ha visto protagonisti tanti cittadini e cittadine,
in un periodo di fortissimo impegno civico in cui sorsero decine di
comitati tra cui il Comitato 3e32.

Nonostante tutto questo, il destino ha voluto che alla fine fosse un
artista cinese a realizzare un monumento a quel periodo. E noi che ne
siamo stati protagonisti non possiamo che ringraziarlo.

Molto altro si dovrebbe fare, nella Capitale italiana della Cultura, per
ricordare la verità del post-terremoto, la richiesta di giustizia per le
vittime e le lotte civiche per una ricostruzione partecipata e giusta.

Un periodo che oggi sembra lontanissimo, ma che dopo l’opera di Weiwei
lo è un po’ meno.

Sta a noi, adesso, fare in modo che quell’opera porti attivamente con sé
questo significato e dare vita a un lavoro di memoria più costante, che
impedisca all’arroganza di chi oggi amministra di riscrivere la storia.