22 Settembre 2026 - 19:05:30

di Tommaso Cotellessa

La proposta annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di introdurre per legge un limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi italiane suscita forte preoccupazione nella Struttura nazionale di settore della Dirigenza scolastica della FLC CGIL.

A prendere posizione è Antonio Lattanzi, componente della Struttura di settore nazionale Dirigenti scolastici FLC CGIL e responsabile della struttura di settore Dirigenti scolastici FLC Abruzzo.

Il sindacato ricorda innanzitutto come una soglia relativa alla presenza degli studenti con cittadinanza non italiana esista già da oltre quindici anni. La circolare ministeriale n. 2 del 2010 ha infatti fissato al 30% il limite ordinario, prevedendo tuttavia la possibilità di deroghe sulla base delle caratteristiche degli studenti e delle specifiche realtà territoriali.

La Struttura nazionale della FLC CGIL respinge però l’ipotesi di trasformare la questione in quello che definisce un terreno di «scontro ideologico», sostenendo che un eventuale provvedimento vincolante rischierebbe di non tenere sufficientemente conto della realtà quotidiana degli istituti e delle differenti dinamiche demografiche e sociali presenti nei territori.

Secondo la posizione espressa dal sindacato, le comunità educanti sono chiamate ogni giorno a garantire il diritto allo studio e il successo formativo di tutti gli studenti, organizzando l’offerta sulla base dei reali bisogni educativi e dei principi di inclusione e non discriminazione.

«Le scuole sono e devono restare presidi democratici di uguaglianza», ribadisce la Struttura di settore, che respinge quella che definisce una «logica di discriminazione etnica» e chiede, al contrario, maggiori investimenti. Per la FLC CGIL la scuola «non ha bisogno di percentuali o gabbie etniche», ma di risorse per garantire salari adeguati al personale, edifici sicuri, classi meno numerose, organici stabili e un ampliamento del tempo pieno.

Il nodo sollevato riguarda anche le conseguenze organizzative di un eventuale obbligo. Secondo la FLC CGIL, misure vincolanti rischierebbero infatti di scaricare sui dirigenti scolastici, sul personale e sulle famiglie la gestione concreta della redistribuzione degli studenti, soprattutto nei territori caratterizzati da una maggiore concentrazione di residenti di origine straniera.

La posizione del sindacato si inserisce così nel dibattito aperto dall’annuncio del Governo. Da una parte l’esecutivo presenta l’intervento come uno strumento per favorire l’integrazione e l’apprendimento della lingua italiana; dall’altra la FLC CGIL sostiene che l’inclusione debba essere perseguita attraverso maggiori risorse e strumenti educativi, evitando criteri rigidi fondati sulla composizione delle classi.