23 Settembre 2026 - 18:37:43

di Martina Colabianchi

Il laghetto di Pietranzoni e, sullo sfondo, la maestosità del Gran Sasso d’Italia rappresentano uno degli scenari paesaggistici più noti e suggestivi dell’Abruzzo.

Oggi, però, quell’invaso è completamente prosciugato. Questo fatto non rappresenta solo una preoccupazione dal punto di vista naturalistico, ma anche per la vocazione pastorale del luogo. A denunciare infatti lo stato del laghetto è stato il presidente dell’Asbuc di Paganica-San Gregorio Fernando Galletti che, in una lettera inviata all’Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga, a Prefettura e Comune dell’Aquila, Wwf Abruzzo Montano e sindacati di categoria, sottolinea le difficoltà legate all’abbeveramento degli animali che frequentano i pascoli di Campo Imperatore.

«Nel corso degli anni abbiamo più volte rappresentato la necessità di provvedere alla manutenzione e al ripristino dell’invaso, senza tuttavia riuscire ad arrivare ad una soluzione concreta. Siamo ampiamente intrisi della tutela ambientale e siamo consapevoli che il territorio ricade in un contesto sottoposto a numerosi vincoli di carattere ambientale, tra cui SIC e ZPS. Proprio per questo, però, riteniamo necessario porre una domanda: come si può conciliare la tutela dell’ambiente con la necessità di garantire l’acqua agli animali che pascolano in un territorio protetto?».

La tutela della biodiversità, della fauna e degli habitat non può, sottolinea Galletti, prescindere dalla corretta gestione delle attività pastorali tradizionali, che rappresentano esse stesse una componente storica e identitaria del paesaggio di Campo Imperatore.

Ma la questione più urgente riguarda la sicurezza degli animali. «L’area dell’invaso, ormai prosciugata, conserva soltanto una modesta quantità di fango e materiale organico – spiega ancora Galletti -. Nel momento in cui gli animali, spinti dalla necessità di trovare acqua, cercano di raggiungere quel punto, esiste il concreto rischio che possano impantanarsi, rimanere bloccati (fatto già in precedenza accaduto come da foto allegate) o riportare conseguenze anche gravi. Non possiamo aspettare che si verifichi un incidente per intervenire».

Inoltre, l’Asbuc si dice preoccupata «dal rapporto tra la complessità degli adempimenti e le risorse effettivamente disponibili. Per la sola predisposizione di un progetto finalizzato all’intervento ci è stato prospettato un costo di circa 7.000 euro, senza ancora conoscere quale sarebbe poi il costo complessivo dei lavori. È difficile chiedere a una realtà che gestisce un territorio di uso civico così vasto di sostenere autonomamente costi di questa entità per poter semplicemente garantire una risorsa essenziale come l’acqua. Non chiediamo di aggirare i vincoli ambientali.

L’Asbuc Paganica-San Gregorio chiede quindi «all’Ente Parco di voler promuovere, con la massima urgenza, un tavolo tecnico con gli Usi Civici di Paganica e San Gregorio, gli allevatori interessati e gli altri enti competenti, affinché venga individuata una soluzione tecnicamente sostenibile e rispettosa delle norme di tutela ambientale per: effettuare un sopralluogo urgente presso l’invaso di Pietranzoni, verificandone le attuali condizioni e le cause del prosciugamento; individuare e autorizzare, nel rispetto di tutti i vincoli ambientali, un intervento per il ripristino dell’invaso e della sua funzione di raccolta dell’acqua, indispensabile per l’abbeveraggio del bestiame; valutare soluzioni provvisorie immediate, qualora i tempi necessari per il ripristino definitivo dell’invaso non consentissero di garantire tempestivamente l’acqua agli animali; individuare una forma di collaborazione tra Ente Parco, Usi Civici, allevatori ed enti competenti, anche per quanto riguarda la progettazione e la sostenibilità economica degli interventi, evitando che gli oneri ricadano interamente sui proprietari e sugli allevatori».

«Riteniamo che una soluzione condivisa sia possibile e che la tutela dell’ambiente e la salvaguardia dell’attività pastorale non debbano essere considerate esigenze contrapposte, ma due aspetti della corretta gestione e conservazione di questo straordinario territorio. Confidando nella Vostra attenzione e nella Vostra sensibilità verso le esigenze delle comunità locali, chiediamo un incontro urgente e un sopralluogo presso l’invaso di Pietranzoni, auspicando che da tale incontro possa nascere finalmente una soluzione concreta al problema», conclude la lettera.