24 Settembre 2026 - 17:19:58
di Marianna Galeota
«L’Abruzzo, nel suo complesso, mostra un quadro fortemente positivo: è una regione industriale, dinamica e che punta sulla competitività. Certo, non è immune dai problemi. Come ogni territorio, ha le sue contraddizioni».
È quanto ha osservato Luca Bianchi, direttore della Svimez, intervenendo all’Abruzzo Economy Summit all’Aurum di Pescara.
Dal 2021 al 2025, ha spiegato Bianchi, il Pil abruzzese è aumentato dell’11,9%, a fronte del +7,2% registrato dall’Italia nello stesso periodo.
Nell’ultimo triennio, inoltre, la crescita regionale si è mantenuta stabilmente intorno al 2%. A trainare l’economia è in particolare il settore farmaceutico, mentre l’export a metà del 2026 segna un incremento dell’8,3%. Cresce anche l’occupazione, con un +2,4%, un dato superiore a quello nazionale.
Secondo Bianchi, a sostenere questa dinamica è stato anche «un effetto espansivo degli investimenti pubblici», che hanno sostenuto il settore delle costruzioni e l’indotto industriale della regione.
Accanto ai dati positivi, però, restano alcune criticità.
«A fronte di una crescita elevata – ha evidenziato Bianchi – rimangono problemi di coesione economica e territoriale molto rilevanti».
Ogni anno, ha sottolineato, l’Abruzzo perde circa 1.500 giovani, più della metà dei quali laureati.
«Se allo stesso tempo l’occupazione, come si vede dai dati, continua a crescere, significa che bisogna creare più lavoro di qualità e spingere sull’innovazione – ha detto il direttore della Svimez – L’Abruzzo deve puntare su quelle competenze che permettono ai giovani di rimanere».
La crescita dell’occupazione, ha aggiunto, è legata soprattutto al ciclo di finanza pubblica degli ultimi anni e riguarda in misura maggiore gli over 40, mentre l’incremento dei giovani occupati è più modesto.
Da qui, secondo Bianchi, la necessità di intervenire sulle politiche per la cittadinanza, migliorando l’offerta di istruzione e universitaria e i servizi sanitari.
«Così si trattengono i giovani in Abruzzo, dando loro prospettive di crescita sul territorio», ha affermato.
Nel suo intervento Bianchi ha affrontato anche il divario di genere.
«La questione del divario di genere si inserisce tra le questioni ‘meridionali’ dell’Abruzzo e influisce sul mercato del lavoro, con un divario di circa il 20% tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile».
Un fenomeno che, ha osservato, si riflette anche sulla denatalità, insieme allo spopolamento delle aree interne e alla rarefazione dei servizi essenziali.
Il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha commentato i recenti indicatori socio-economici, sottolineando il cambio di passo della regione e il ruolo centrale che l’assise riveste per il futuro del tessuto produttivo regionale.
«L’Abruzzo,- ha esordito Marsilio – sulla base dei dati ufficiali forniti da ISTAT e Svimez, è cresciuto più del doppio della media nazionale, con un incremento del PIL che, dal 2019 ad oggi, non è andato lontano dal 10%. Oggi siamo una regione del Mezzogiorno con un tasso di disoccupazione al 4,4%, oltre un punto sotto la media nazionale, e con una disoccupazione femminile che si è praticamente dimezzata, essendo passata dal 13 al 7%».
«Siamo di fronte all’indice di una regione estremamente dinamica – ha proseguito il Presidente – e come istituzione stiamo sostenendo concretamente i nostri punti di forza e il nostro tessuto industriale, che ha registrato performance eccezionali in un periodo di crisi globale. L’Abruzzo Economy Summit – ha concluso – non serve solo a raccontare questi numeri, ma rappresenta una finestra fondamentale per permettere alle nostre imprese di confrontarsi con i principali attori e decision maker dell’economia e della politica nazionale ed europea, individuando le scelte giuste per garantire sviluppo e crescita continua al territorio»
«I dati della nostra economia e le analisi autorevoli di oggi smentiscono i numeri sventolati trionfalisticamente dalla Giunta Marsilio. C’è una domanda fondamentale e ineludibile a cui la destra non risponde: come si traducono questi presunti “record” nella vita reale delle persone e delle famiglie abruzzesi? Se l’Abruzzo sta davvero benissimo, per quale motivo la vita della stragrande maggioranza delle nostre famiglie è diventata più difficile, fragile e precaria? Se tutto quello che la destra vende come un successo economico non si traduce in un miglioramento concreto per i cittadini, non si capisce davvero cosa ci sia da festeggiare”, è l’affondo del capogruppo regionale del Partito Democratico, Silvio Paolucci, che ribalta il racconto del centrodestra e pone al centro del dibattito la condizione quotidiana delle comunità abruzzesi, famiglie e imprese».
Lo afferma Silvio Paolucci, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale.
«La realtà raccontata dai numeri ufficiali dell’INPS, della Banca d’Italia e della CGIA Mestre è del tutto diversa ed evidenzia dati incontrovertibili – illustra Paolucci -. Mortalità delle imprese ed emorragia dell’artigianato: Il tessuto produttivo abruzzese è allo stremo. Negli ultimi dieci anni in Abruzzo hanno chiuso quasi 11.000 imprese artigiane, registrando un crollo drammatico del -28,3% (circa il 27% del totale delle aziende del comparto scomparse, pari a 1.000 chiusure all’anno), a fronte di un dato medio nazionale decisamente più contenuto, posizionando l’Abruzzo al quinto posto in Italia per perdita di imprese artigiane. Salari reali dimezzati e potere d’acquisto a picco: tra il 2008 e il 2023 i salari reali in Abruzzo sono crollati dell’11,7%, una perdita d’acquisto che è quasi il doppio della media nazionale (-6,2%). Con un’inflazione che morde, lo stipendio medio abruzzese si ferma a 20.339 euro annui (13° posto in Italia), ben 4.100 euro al di sotto della media nazionale. Emergenza credito al consumo e risparmi azzerati: Le famiglie abruzzesi non arrivano a fine mese. Per coprire bollette, spese mediche e beni di prima necessità hanno consumato i propri risparmi ed eroso il patrimonio, ricorrendo in modo massiccio e drammatico al credito al consumo. Sempre più gente rinuncia a curarsi. Lavoro povero, part-time involontario, precarietà e l’esplosione della Cassa Integrazione: Il dato sull’occupazione sventolato dalla Regione nasconde una realtà fatta di forte fragilità».
«Innanzitutto, l’apparente tenuta occupazionale comprende ed è fortemente alterata dall’esplosione delle ore di Cassa Integrazione autorizzate, che raggiungono la quota di 17,5 milioni di ore (+30% in un solo anno), con un picco spaventoso della Cassa Integrazione Straordinaria aumentata di oltre il 227%, vera spia rossa della sofferenza delle nostre industrie e della manifattura – aggiunge – La Giunta Marsilio trova il coraggio di propagandare il dato occupazionale che conteggia anche il boom della Cassa integrazione. Inoltre, in Abruzzo il part-time involontario raggiunge il 30,6% dei lavoratori dipendenti (ampiamente sopra la media nazionale e a danno soprattutto delle donne) e le giornate lavorate all’anno sono appena 235,7 contro le 246,5 della media italiana. L’invecchiamento degli occupati e la riforma pensioni: l’apparente tenuta occupazionale è drogata dall’allontanamento della soglia pensionistica. I dati INPS certificano l’invecchiamento della forza lavoro: la quota di pensionamenti di vecchiaia sul totale è salita dal 40% del 2018 al 58% del 2025. L’età media di accesso al pensionamento aumenta, trattenendo i lavoratori più anziani ma sbarrando le porte ai giovani. Fuga dei giovani ed emergenza demografica: senza stabilità né salari adeguati, quale restanza, l’Abruzzo è per i giovani la regione del non ritorno. Il 14% dei giovani tra 15 e 29 anni è ormai nella condizione di NEET (non studia e non lavora)».
«L’Abruzzo forma eccellenze nelle proprie Università ma poi le costringe ad emigrare: il saldo di mobilità dei laureati segna un disastroso -17,9 per mille, contro il -6,2 nazionale. Cresce l’età della popolazione e aumenta costantemente il numero di emigrati giovani», prosegue.
Andando poi a verificare i numeri generali dell’economia regionale sventolati dalla propaganda, Paolucci evidenzia come anche i dati macroeconomici presentino forti ombre e criticità: «La crescita è al palo: la stima dell’economia abruzzese per il 2025 (Banca d’Italia) si attesta a un modesto +0,4%, inferiore al già contenuto dato nazionale (+0,5%), spinta prevalentemente dai cantieri temporanei del PNRR e della ricostruzione. Export condizionato dal farmaceutico: il dato sulle esportazioni resta positivo unicamente per il comparto farmaceutico (+56,5%). Al netto di questo settore, l’export abruzzese registra un segno negativo (-1,0%). Crisi dell’Automotive e Cassa Integrazione: l’Abruzzo paga un’elevata esposizione sul settore auto (5,5% del valore aggiunto privato contro l’1,7% italiano), con le ore di Cassa Integrazione Straordinaria aumentate di oltre il 227%. Piccole imprese e artigianato in affanno: l’85% del tessuto economico è composto da micro-imprese. Il credito alle piccole imprese cala del 4,6% e negli ultimi dieci anni la regione ha perso quasi 11.000 artigiani (-28,3%). Ritardi sui Fondi Europei: a fronte di una sanità che accumula 96 milioni di euro di mobilità passiva, la spesa sui fondi europei FESR/FSE+ 2021-2027 è bloccata ad appena il 9,4% di pagamenti effettuati, significa ancora maglia nera nazionale».
«A conclusione di questi anni di governo della destra, leggendo questi indicatori -conclude Paolucci- la vita della nostra comunità è cambiata in peggio. Se in questi anni il salario reale si è ridotto con un ritmo doppio rispetto al resto d’Italia e il lavoro è diventato sempre più precario e sottopagato, quale politica industriale e di sviluppo è stata messa in campo per fare in modo che le cose cambiassero in meglio? Nulla. Si è scelto di scommettere su un modello a basso costo del lavoro e a basso valore aggiunto, incapace di offrire prospettive ai giovani e serenità alle famiglie. Marsilio parli del benessere reale delle famiglie, se ci riesce. Oppure lavori seriamente per riuscire a farlo negli anni di governo che gli restano».
LAQTV Live