25 Settembre 2026 - 17:56:08

di Tommaso Cotellessa

Le elezioni comunali del 2027 iniziano già a proiettare la propria ombra sulla politica aquilana. Dopo dieci anni di amministrazione guidata da Pierluigi Biondi, il centrodestra è chiamato ad affrontare il delicato passaggio della successione, mentre partiti e movimenti iniziano a muoversi in vista dell’appuntamento con le urne.

Tra questi c’è anche Carla Mannetti, consigliera regionale della Lega e già assessore comunale dell’Aquila, che nei giorni scorsi ha annunciato sui propri canali social la nascita di «Amare L’Aquila», un nuovo laboratorio politico e civico che punta ad aprire un percorso di ascolto e partecipazione sui principali temi della città.

Con Mannetti abbiamo parlato del progetto, delle comunali del 2027, del futuro del centrodestra dopo Biondi e della fase attraversata dalla Lega, a livello locale e nazionale.

Consigliera Mannetti, partiamo da «Amare L’Aquila». Ha parlato di un laboratorio di idee: di cosa si tratta?

«È proprio un laboratorio di idee, un’iniziativa che nasce da più persone, insieme a un gruppo promotore. Anche in vista delle elezioni comunali, ma in continuità con quello che è stato fatto in questi anni, stiamo pensando di costruire un progetto importante di ascolto e partecipazione su tutti i temi che riguardano la nostra città.

Il denominatore comune è proprio quello di amare L’Aquila. Sempre più spesso veniamo contattati da persone che ci segnalano problemi della città e lo fanno proprio perché amano L’Aquila e vorrebbero vedere quei problemi risolti. Noi vogliamo partire da lì. Organizzeremo a breve, nel mese di novembre, alcuni tavoli tematici su diversi argomenti. Partiremo dalla mobilità e dal commercio, che sono i temi sui quali abbiamo ricevuto maggiori sollecitazioni».

La sua è una presenza molto radicata sul territorio aquilano e il suo nome circola nel dibattito politico cittadino. «Amare L’Aquila» potrebbe trasformarsi in una lista civica a sostegno del centrodestra?

«Ancora non ci stiamo pensando. In questo momento stiamo lavorando soprattutto per costruire un programma. È vero che sono state fatte tante cose, ma ce ne sono ancora molte da fare e soprattutto non dobbiamo abbandonare i cittadini aquilani: dobbiamo ascoltarli e capire da loro che cosa manca.

Io appartengo a un partito politico, ma da questo percorso potrebbe anche nascere una lista civica. Non lo escludo».

Il centrodestra si avvicina alla fine dei dieci anni di amministrazione Biondi e si apre inevitabilmente il tema della successione. Quale dovrebbe essere, secondo lei, il profilo del prossimo candidato sindaco della coalizione?

«Il primo requisito è proprio quello: amare L’Aquila. Il candidato sindaco della nostra coalizione dovrà essere una persona che ama la città e che si mette al suo servizio.

Fare il sindaco di una città come L’Aquila è estremamente difficile e impegnativo. È una città che viene da un lungo periodo post-terremoto e, anche se sono trascorsi tanti anni, i problemi da risolvere sono ancora numerosi. Serve quindi una persona che voglia impegnarsi, proseguire quanto è stato fatto e, allo stesso tempo, pensare a tutto quello che resta ancora da fare.

In questi anni la città si è trasformata ed è stato fatto tantissimo. Dieci anni possono sembrare molti, ma se pensiamo che dal terremoto ne sono trascorsi diciassette, ci rendiamo conto che si tratta comunque di un arco temporale ristretto rispetto a tutto ciò che resta da realizzare».

Quale dovrebbe essere la prima questione sul tavolo della prossima amministrazione?

«Credo che un tema fondamentale sia quello del centro storico, affrontato a 360 gradi. Penso ai parcheggi, sui quali alcune cose sono già state fatte, ma anche alla pavimentazione. È stato sistemato l’asse centrale, mentre restano ancora molti vicoli da pavimentare. Abbiamo vicoli meravigliosi, che rappresentano un patrimonio culturale della città e sui quali andranno assunte anche decisioni architettoniche importanti.

Allo stesso tempo non bisogna abbandonare le frazioni, dove in alcuni casi la ricostruzione è ancora in ritardo. Bisogna concentrarsi contemporaneamente su questi due fronti: risolvere i problemi del centro storico e affrontare le questioni delle frazioni, magari attraverso una sorta di task force capace di dare le risposte che i cittadini chiedono da tempo».

Veniamo alla Lega. L’uscita dal partito dell’assessora Laura Cucchiarella e dell’ormai ex capogruppo Daniele Ferella, due esponenti di lunga data del Carroccio aquilano, ha inevitabilmente aperto una nuova fase. Come interpreta la loro decisione?

«È stata sicuramente una scelta personale, come hanno detto loro stessi. Evidentemente non si sentivano più a loro agio all’interno del gruppo. Non voglio entrare nelle motivazioni personali che hanno spinto Ferella e Cucchiarella a lasciare la Lega.

L’importante è che rimangano all’interno della coalizione di centrodestra. Noi, come Lega, stiamo continuando a lavorare: ci siamo già riuniti due volte e stiamo lavorando sia sulle liste sia sul programma elettorale.

La Lega fa parte della coalizione e sicuramente porterà al tavolo del centrodestra anche dei nomi per il dopo Biondi, così come faranno Forza Italia e Fratelli d’Italia. Biondi in questi anni è stato bravo a tenere unita la coalizione, e non è una cosa da poco. Il dopo Biondi rappresenta quindi un momento difficile e delicato: tutti insieme dovremo individuare una persona capace di unire la coalizione, sapendo che quando si arriva a discutere dei nomi inevitabilmente possono emergere divisioni».

La vicenda aquilana arriva mentre la Lega attraversa un confronto anche a livello nazionale sulla propria linea politica. Quanto può incidere questa fase sul percorso verso le comunali e, successivamente, verso le elezioni politiche?

«Sicuramente è un percorso difficile. Salvini a Pontida ha dichiarato che a stretto giro sarà celebrato il congresso e credo che quella sia la sede democratica più idonea per discutere delle problematiche e soprattutto dei diversi punti di vista tra chi, come Salvini, ha sempre creduto in una Lega nazionale e i governatori che hanno una posizione più autonomista.

In quella sede si troverà una linea e, come ha detto il segretario, chi vincerà il congresso porterà avanti la linea del partito».

In questo scenario c’è anche Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Come giudica la sua uscita dalla Lega?

«Con la Lega, secondo me, Vannacci non si è comportato bene. Noi lo abbiamo sostenuto, io personalmente l’ho anche votato. Erano stati fatti degli accordi ed era stato presentato un programma, poi lui ne è uscito dopo aver detto, pochi giorni prima, che non avrebbe mai lasciato la Lega.

Per questo di una persona del genere non mi fiderei molto, perché per me la coerenza in politica è importante».

Guardando nello specifico all’Aquila, l’eventuale presenza di una formazione riconducibile a Vannacci alle comunali potrebbe incidere sul consenso della Lega e, più in generale, del centrodestra?

«Credo che la lista di Vannacci stia erodendo consenso un po’ a tutti. Ha iniziato dalla Lega, ma poi ha interessato anche Forza Italia e, in parte, Fratelli d’Italia.

All’Aquila esiste un nucleo vicino a Vannacci, ma al momento non si parla di candidature e quindi, per ora, la questione non mi preoccupa particolarmente. Alle elezioni politiche sicuramente si presenteranno e lì sarà una partita diversa».