28 Settembre 2026 - 12:22:14

di Redazione

«La polemica che si è accesa negli ultimi giorni tra la ASL 1 e la UIL FP conferma, se mai ne avessimo avuto bisogno, che la mobilitazione della CGIL e della FP CGIL L’Aquila per richiedere la collocazione della Casa di Comunità all’interno del perimetro di Collemaggio era non solo giusta, ma lungimirante e di prospettiva».

Lo scrivono in una nota il segretario generale Cgil della provincia dell’Aquila Francesco Marrelli e il segretario generale Fp Cgil della provincia dell’Aquila Antony Pasqualone che specificano come «la scelta adottata dall’allora direttore generale, Ferdinando Romano, dimostra oggi tutti i suoi limiti e la sua profonda cecità. Le Case di Comunità nascono con un obiettivo preciso: decongestionare i presidi ospedalieri e garantire una sanità di prossimità che sia capillarmente diffusa sul territorio, facilmente accessibile e riconoscibile da parte della cittadinanza. Inserire questa struttura dentro il principale ospedale cittadino rappresenta un vero e proprio controsenso logistico e concettuale. Invece di avvicinare la cura ai quartieri e alle frazioni, si costringono le cittadine e i cittadini a recarsi nuovamente in un hub ospedaliero già saturo, aggravando, altresì, i cronici problemi di mobilità e parcheggio del San Salvatore».

«La nostra battaglia – articolata nel tempo con presidi, manifestazioni, consigli comunali e ripetuti incontri con l’allora direzione strategica – è stata condivisa da forze politiche e associazioni, ma mai in quella fase abbiamo ascoltato la voce della UIL FP e di altre organizzazioni sindacali. Il sindacato in questione alza una polemica solo oggi, con un ritardo evidente che rischia persino di compromettere le attuali strutture e i servizi essenziali che si trovano a Bazzano. Questa vicenda riaccende inevitabilmente i riflettori su una programmazione sanitaria totalmente mancante», aggiungono.

«Ferdinando Romano, dimostratosi del tutto ignaro delle necessità del territorio, scelse di utilizzare le risorse del PNRR – dedicate specificamente alla salute e al rafforzamento della medicina di prossimità – per fare di fatto edilizia ospedaliera, tradendo la vera missione per cui quei fondi erano stati stanziati. La città dell’Aquila aveva ben altre necessità, tra le quali quella di rafforzare la presenza di presidi sanitari nella zona est per soddisfare i bisogni di una popolazione rimasta scoperta. Quando una scelta amministrativa è dettata da altri scopi non realizza mai i suoi veri obiettivi: oggi la città si trova a dover cercare soluzioni d’emergenza ai danni prodotti da chi, puntualmente, non ha avuto la capacità di ascolto per poi lasciare la guida dell’incarico assegnatogli», sottolineano.

«I limiti di questa mancata programmazione appaiono drammatici se calati nella realtà geografica e strutturale della nostra azienda sanitaria. La ASL 1 di Avezzano, Sulmona, L’Aquila ha una superficie pari a 5.047 Kmq, corrispondente alle zone interne e montuose della regione, e copre da sola quasi la metà (47%) dell’intero territorio abruzzese. Parliamo di un territorio di 108 comuni dove le distanze sono siderali: tra il comune più a nord (Campotosto) e quello più a sud (Alfedena) ci sono 169 km, traducibili in circa tre ore di macchina su strade interne. Più del 22% dei comuni si trova sopra i 1.000 metri di altitudine, e ben sette di questi (tra cui Rocca di Cambio, Castel del Monte e Ovindoli) superano i 1.300 metri. Gestire la salute in un contesto morfologico così complesso non può significare accentrare i servizi negli ospedali (anche a Sulmona la casa di Comunità è stata collocata all’interno dell’Ospedale). Attualmente si rilevano, su tutto il territorio aziendale, 73 punti di erogazione così distribuiti: 28 nell’Area L’Aquila, 20 nell’Area Marsica, 25 nell’Area Peligno Sangrina», aggiungono.

«In considerazione della morfologia del territorio, dell’estensione e dei pesanti fabbisogni sanitari insoddisfatti della popolazione, è quanto mai necessaria una diversa e maggiore distribuzione delle risorse del fondo sanitario regionale. Non chiediamo di sottrarre risorse ad altri territori della regione, ma vogliamo costruire una mobilitazione complessiva che riassegni il giusto valore al sistema sanitario pubblico e, di conseguenza, le necessarie risorse economiche e di personale per garantire l’esigibilità di un diritto costituzionale e inalienabile quale è la salute. Anche per questi motivi è stata recentemente trasmessa, alla Direzione della ASL 1, una richiesta di incontro finalizzata alla discussione di diverse criticità esistenti»