01 Ottobre 2026 - 09:17:11

di Martina Colabianchi

Limite del 30% di alunni con origini straniere in ogni classe tra chi ha difficoltà nella lingua italiana, divieto di indossare burqa e niqab in aula e un’implementazione di corsi di italiano per i genitori che risultano più in difficoltà ostacolando così l’integrazione dei figli.

Sono i contenuti del decreto varato dal Consiglio dei Ministri destinato alle scuole primarie e che sta spaccando l’opinione pubblica in questi giorni.

In realtà la nuova legge, rivolta solo a quei bambini che non hanno una conoscenza adeguata della lingua italiana e quindi non tutti gli alunni di origine straniera nel complesso, riguarderà solo lo 0,6% degli istituti sul territorio nazionale.

Ma quale è la situazione abruzzese e quanto impatterà il nuovo decreto sull’organizzazione delle nostre classi?

Ne abbiamo parlato con Gabriella Liberatore, per molti anni dirigente scolastico di importanti istituti aquilani. La provincia dell’Aquila è proprio quella con la quota maggiore di alunni interessati dalla legge, che si attestano al 10%, una percentuale comunque molto esigua.

«Gli ultimi dati a nostra disposizione sono quelli del Ministero del 2024, e poi quelli del 2026 dell’Ismi che fa delle previsioni. Io ritengo che, ad eccezione di alcune realtà come quella del Fucino dove c’è una presenza ormai radicata, o dove ci sono gli alunni neo arrivati o di recente migrazione sia regolare che irregolare. Ritengo, quindi, che se l’obiettivo era quello di migliorare la didattica, credo sia in realtà quasi nullo il suo effetto».

Il decreto legge, come detto precedentemente, prevede anche lo stanziamento di risorse aggiuntive per favorire l’insegnamento della lingua italiana ad alunni e genitori che hanno più difficoltà, ma la situazione è in realtà più complessa.

«L’insegnamento dell’italiano per alunni non italofoni già esiste. Nel 2016 fu la ministra Stefania Giannini a disciplinarlo e sono diverse migliaia gli insegnanti che se ne occupano. La cosa che stupisce, però, è che purtroppo c’è un taglio quest’anno alle risorse destinate a tale scopo. Quindi, vedremo quali saranno le risorse sul tavolo».

Tuttavia, al di là dell’attuazione concreta di quanto stabilito dal decreto, e della sua effettiva utilità e applicabilità, quanto disposto porta inevitabilmente ad interrogarsi su cosa debba essere la scuola e quali sono gli strumenti che deve mettere in atto per seguire e supportare una società in profonda trasformazione.

In realtà, come ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Amatrice, una chiara indicazione è data dalla nostra Costituzione.

«La scuola è di tutti, come ha ricordato recentemente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è sempre un presidio di costituzionalità. Io posso dire, facendo seguito a quanto già scritto in molti striscioni apparsi in diverse scuole in questi giorni, che a scuola nessuno è straniero».