02 Ottobre 2026 - 20:10:58

di Martina Colabianchi

Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il sottosegretario di Stato Fausta Bergamotto, la consigliera regionale Carla Mannetti (entrambe ex assessori) e l’ex amministratore unico della società Gianmarco Berardi hanno ricevuto la notifica di un atto di citazione in giudizio dinanzi alla Corte dei Conti.

Al centro della contestazione della Procura contabile ci sono i fondi comunali trasferiti tra il 2020 e il 2021 per finanziare il fondo perequativo delle indennità ai lavoratori.

A comunicarlo sono stati proprio Biondi, Bergamotto e Mannetti, che riepilogano la vicenda.

«La questione risale agli anni 2020 e 2021, in un momento particolarmente delicato per Ama a seguito dell’azzeramento della contrattazione di secondo livello a causa delle difficoltà economiche dell’azienda ereditate dalla precedente gestione. All’interno della società esisteva da tempo una significativa differenza di trattamento economico tra i lavoratori assunti prima del 1999 e quelli entrati in servizio successivamente. Il contenzioso sfociò anche in ricorsi davanti al giudice del lavoro e determinò uno stato di agitazione sindacale, con l’apertura di una procedura di raffreddamento presso la Prefettura e proteste clamorose che richiesero un deciso impegno istituzionale».

«Proprio nell’ambito di quel confronto, alla presenza e in pieno accordo con le organizzazioni sindacali, si arrivò alla definizione di un percorso volto a superare la sperequazione esistente tra i dipendenti e a garantire maggiore stabilità all’azienda. La procedura si concluse con un verbale di conciliazione e con la previsione di un fondo perequativo destinato a ridurre le differenze salariali e contestualmente a ottimizzare il servizio per le rinnovate esigenze dell’utenza e per fronteggiare l’emrgenza Covid in atto. Si è trattato, in sostanza, di risorse che il Comune ha regolarmente e interamente trasferito nelle casse di Ama affinché la società potesse far fronte agli impegni presi con i propri dipendenti».

«È fondamentale chiarire che le scelte della parte politica non furono assunte in modo isolato o estemporaneo – sottolineano -: esse si inserirono in un procedimento amministrativo complesso, accompagnato da relazioni, istruttorie e valutazioni tecniche avallate da tutti i dirigenti che si sono succeduti alla guida del settore Partecipate dell’ente dall’inizio del 2020, e in un quadro nel quale erano intervenuti anche gli organi societari e il Consiglio comunale con propri indirizzi, la stessa documentazione richiamata nell’atto di citazione, infatti, dà conto di relazioni e proposte dell’amministratore unico, del collegio sindacale e del revisore unico, oltre che dell’attività degli uffici e dei consulenti».

«In quel momento la politica aveva il dovere di dare risposte a una situazione concreta e molto delicata: c’erano impegni assunti nel confronto con i lavoratori, una forte tensione sindacale e la necessità di garantire la continuità e la la serenità di un servizio pubblico essenziale per studenti, categorie deboli e fragili e anziani, nell’esclusivo interesse della comunità cittadina».

«Nessun amministratore ha tratto alcun beneficio personale da quelle decisioni, anzi: i fondi oggetto della contestazione sono stati destinati esclusivamente all’azienda. L’obiettivo era unicamente quello di affrontare un problema aziendale reale e di dare una risposta ai lavoratori, nel rispetto del percorso tecnico e istituzionale seguito in quei mesi».

«Per questo viviamo con amarezza il fatto di essere oggi chiamati a rispondere personalmente di quelle scelte. Naturalmente sarà il collegio giudicante della Corte dei conti a valutare nel merito le singole posizioni e nelle sedi competenti faremo valere tutte le nostre ragioni ma riteniamo doveroso ricordare sin da ora il contesto nel quale quelle decisioni furono assunte, caratterizzato da forte conflittualità, e sostenuto da una pluralità di valutazioni tecniche e amministrative e senza alcun vantaggio personale per amministratori comunali e dirigenti».

«Tra l’altro la tesi del procuratore con l’asserita illegittimità dell’accordo sindacale, se confermata, rischia di riaprire un fronte a danno dei lavoratori e di conseguenza di un servizio essenziale per la città».

«Come sempre abbiamo agito in perfetta buona fede con la convinzione di tutelare Ama, i suoi lavoratori e l’interesse della città ed è per questo che abbiamo ritenuto giusto spiegare con chiaramente quanto sta accadendo oggi», concludono Biondi, Bergamotto e Mannetti.