09 Ottobre 2026 - 19:07:52
di Andrea Di Paolo
Andrà in scena domani, all’auditorium della Scuola della Guardia di Finanza dell’Aquila, la conferenza della “Giornata internazionale del Perdono”, una manifestazione creata dall’associazione La Lumera che raccoglie le testimonianze di personalità eccellenti provenienti da tutto il mondo.
Oggi, nel palazzetto dei Nobili, si è svolto l’incontro con una persona che ha fatto della propria tragedia umana la spinta per combattere contro guerre, malattie e disuguaglianze tra i popoli. Si tratta del dott. Izzeldin Abuelaish, medico canadese palestinese nato a Gaza e in prima linea, anche come autore, nel fronte pacifista specie in medio oriente.
Abuelaish, che ha perso tre figlie a causa di un bombardamento, scrive e agisce da decenni per sradicare l’odio e la violenza, con un impegno fuori dal comune.
«Questa – commenta ai nostri microfoni – è una conferenza internazionale che anticipa il “giorno internazionale del perdono”, molto importante in un mondo che, come potete vedere, è alle prese con questioni mai sperimentate prima. È tempo adesso di unirsi per parlare di perdono, di quello che è il perdono al giorno d’oggi e anche su quali sono gli obiettivi e i presupposti del perdono. Io apprezzo particolarmente lo sforzo in questo senso che è assolutamente necessario in questi giorni più che in qualsiasi altro periodo storico, perché la pace del mondo – va avanti – si sta deteriorando».
Il suo volume, “Non odierò”, uscito nel 2013, si classifica come un’opera di coraggio e fiducia nel futuro, con uno sguardo sempre rivolto alle generazioni più giovani, che corrono il rischio di crescere in ambienti dove la violenza la fa da padrone, corrompendo anche gli animi più puri.
«Dobbiamo prevenire la guerra, abbiamo bisogno di prevenire i conflitti – spiega – perché le guerre non devono essere soltanto documentate, le malattie non devono essere soltanto descritte o documentate all’interno di film per farle vedere sullo schermo. Guerre e malattie devono essere soprattutto prevenute e battute una volta per tutte. Abbiamo bisogno di unione tra i popoli per fermare la guerra, sarebbe la cosa più importante oggi in un mondo tormentato dalle guerre, politicizzato, militarizzato e dove tutto viene normalizzato. Chiediamoci che tipo di mondo vogliamo – conclude – e cosa stiamo lasciando ai nostri figli, alle future generazioni».
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