10 Ottobre 2026 - 15:33:32
di Martina Colabianchi
Proseguono gli eventi del Villaggio Coldiretti che, fino a domani, anima il centro storico dell’Aquila e in particolare Piazza Duomo.
Un’occasione non soltanto per promuovere le specialità agroalimentari abruzzesi e aquilane, ma anche per informare rispetto ai crimini nel settore che, secondo la stima di Coldiretti, Eurispes e Fondazione Osservatorio Agromafie, valgono 25,2 miliardi di euro.
Una cifra praticamente raddoppiata in poco più di un decennio, che evidenzia la capacità della criminalità di infiltrarsi lungo tutta la filiera: dalle frodi e sofisticazioni al caporalato, dal controllo della logistica all’appropriazione di terreni e aziende. Un fenomeno che rende sempre più necessario rafforzare controlli, prevenzione e collaborazione tra istituzioni e imprese.
Se ne è parlato nel confronto “Cultura della legalità a difesa del Made in Italy e delle sue eccellenze”, in cui si è discusso anche della Legge Caselli, approvata definitivamente dal Parlamento nell’aprile 2026 e diventata legge n. 75 del 21 aprile 2026. La nuova normativa introduce disposizioni a tutela dei prodotti alimentari italiani e rafforza gli strumenti di contrasto alle frodi e alle pratiche illecite lungo la filiera.
«Dopo anni di attesa arriva un nuovo quadro di tutela del patrimonio agroalimentare» ha detto infatti Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Osservatorio Agromafie, intervenuto in videoconferenza al Villaggio Coldiretti -. La difesa della filiera agroalimentare non passa soltanto dalla repressione dei reati, ma anche dalla capacità di prevenire le infiltrazioni criminali, garantire trasparenza e valorizzare le imprese che rispettano le regole. Un’esigenza particolarmente importante in un settore che, secondo Coldiretti, vale 707 miliardi di euro e rappresenta una componente strategica dell’economia italiana».
Al confronto, moderato da Massimo Ferraro, direttore della Fondazione Osservatorio Agromafie, hanno partecipato Aldo Natalini, magistrato della Suprema Corte di Cassazione, Amedeo De Franceschi del Comando delle Unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri, e Francesco Greco, già procuratore di Milano e responsabile del progetto Europa della Fondazione Osservatorio Agromafie, oltre a Giuseppe Scorrano, presidente di Coldiretti Pescara e il vicepresidente della Regione Abruzzo Emanuele Imprudente. Nel corso dell’incontro è stato evidenziato che tra i principali punti di vulnerabilità del sistema agroalimentare c’è il lavoro. Il caporalato è infatti una delle forme attraverso cui la criminalità può inserirsi nel sistema agroalimentare, sfruttando i lavoratori e creando concorrenza sleale nei confronti delle imprese regolari.
«La cultura della legalità deve essere un patrimonio condiviso e deve partire dalla consapevolezza che la qualità del Made in Italy passa anche dal rispetto delle regole – sottolinea il presidente di Coldiretti Abruzzo Pietropaolo Martinelli – Servono controlli efficaci, prevenzione e una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, imprese e tutti i soggetti della filiera per impedire che la criminalità possa appropriarsi del valore dell’agroalimentare italiano. Non può esserci Made in Italy senza lavoro regolare: difendere il cibo italiano significa difendere una filiera fatta di imprese, lavoratori e territori».

«Il tema riguarda direttamente anche il territorio aquilano – evidenzia il direttore di Coldiretti Abruzzo Marino Pilati – Nel 2024 Prefettura e Inps hanno istituito la Sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità della provincia dell’Aquila, con l’obiettivo di prevenire il lavoro illegale e favorire la regolarità dell’occupazione agricola».
Da L’Aquila Coldiretti rilancia quindi la necessità di rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità, facendone uno strumento sempre più efficace di prevenzione e valorizzazione delle imprese agricole virtuose.
Ma si è parlato anche di acqua nel corso della seconda giornata dell’evento ed, in particolare, di invasi, irrigazione e resilienza climatica. Al centro del dibattito la necessità di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici attraverso una gestione più efficiente della risorsa idrica, il potenziamento degli invasi e delle reti irrigue e una programmazione capace di rispondere alle esigenze delle imprese agricole e dei territori.
Al confronto hanno partecipato Enisio Tocco, presidente di ANBI Abruzzo; Massimo Gargano, direttore generale di ANBI; Luigi D’Eramo, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste; e Abramo Bonaldi, direttore di ANBI Abruzzo. A moderare l’incontro sono stati Marino Pilati, direttore di Coldiretti Abruzzo, e Domenico Bosco, direttore di Coldiretti Chieti.
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