11 Ottobre 2026 - 10:30:31

di Vanni Biordi

L’artista Anna Seccia cerca i 332 aquilani che nel 2009 dipinsero con lei «L’onda della memoria», una tela lunga dieci metri realizzata nella tendopoli di Centi Colella insieme a 18 artisti.

A quasi 18 anni dal terremoto del 6 aprile, e mentre L’Aquila è capitale italiana della cultura, Seccia vuole donare l’opera al Comune e chiede ai co-autori di farsi avanti per l’atto ufficiale di donazione. L’appello riguarda gli artisti che lavorarono con lei in quei giorni. Seccia ricorda che nel campo dominavano il grigio della polvere e il rumore dei mezzi di soccorso, e che mancava uno spazio dedicato al primo soccorso dell’anima. Per questo allestì la cosiddetta stanza del colore dentro una tenda militare. Vi accolse anziani, donne e bambini sopravvissuti al sisma e li invitò a immergere le mani nei pigmenti, mentre in sottofondo suonava musica accordata a 432 hertz.

Le mani furono 332, un numero che richiama le 3:32 della notte del terremoto. Secondo l’artista, il colore aveva una funzione di cura prima ancora che decorativa. «È un’applicazione monumentale dell’ontocromatismo», spiega Seccia, «il metodo che ho registrato e che si fonda su un principio per cui il colore non è mai un elemento puramente estetico o rappresentativo».

Nel 2010 l’opera fu portata a Roma e ricevette la benedizione di Benedetto XVI. Oggi l’artista la presenta come il compimento del progetto «Rosone della rinascita», che fin dall’inizio univa la pittura collettiva alla donazione istituzionale. L’iniziativa ha avuto, tramite gli Stati Generali delle donne, il patrocinio del Parlamento europeo, della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila. Seccia prevede anche di realizzare 99 talismani in pietra del Gran Sasso, da consegnare ai nati dopo il sisma.

«Voglio legare gli aquilani che vissero quei giorni ai loro figli e nipoti, che per ragioni di età non erano ancora nati», dice. «Un legame concreto, un passaggio di testimone tra generazioni per onorare anche in futuro il ricordo delle vittime».