19 Ottobre 2026 - 15:46:50
di Martina Colabianchi
Ancora un ulteriore capitolo si aggiunge alla vicenda giudiziaria seguita alla tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola, quando il 18 gennaio 2017 una valanga travolse e distrusse l’albergo causando la morte di 29 persone.
Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani ha infatti presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello del capoluogo umbro nel processo bis di secondo grado per la tragedia dell’hotel Rigopiano. Dopo oltre otto ore di camera di consiglio, l’11 febbraio scorso erano arrivate tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. A due anni erano stati condannati gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci.
Erano stati assolti Lacchetta, Colangeli e i dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Per gli ex dirigenti della Provincia di Pescara Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco era stata dichiarata la prescrizione.
L’impugnazione, articolata in 21 pagine, si concentra in particolare su tre punti: la posizione dell’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, quella del tecnico comunale Enrico Colangeli e il calcolo dei termini di prescrizione.
Sul primo punto, il procuratore generale contesta l’esclusione della responsabilità di Lacchetta. Secondo il ricorso, anche in assenza della Carta di localizzazione del pericolo valanghe il sindaco era titolare di autonomi obblighi di prevenzione e intervento, in qualità di garante della pubblica incolumità.
La seconda contestazione riguarda l’assoluzione di Colangeli, all’epoca funzionario dell’ufficio tecnico comunale. Per il procuratore generale, anche il tecnico aveva una posizione di garanzia derivante dal Testo unico degli enti locali e dalla legge regionale. Il suo ruolo comprendeva inoltre la partecipazione alla commissione comunale per la prevenzione del rischio valanghe.
Il terzo punto investe tutti gli imputati e riguarda la prescrizione. Sottani in particolare nel ricorso propone una diversa e costituzionalmente orientata interpretazione dell’articolo 157 del codice penale, affinché il raddoppio dei termini sia applicato anche all’omicidio colposo plurimo e non come attualmente previsto per il solo disastro colposo.
La decisione è stata accolta con favore dall’avvocato Wania
La decisione è stata accolta con favore dall’avvocato Wania Della Vigna, che rappresenta alcune parti civili nel processo. Il ricorso, ha dichiarato, «impedisce di far calare il sipario sulle responsabilità di questa immane tragedia».
«Tocca ora agli Ermellini, attraverso il vaglio del giudizio di legittimità, rimettere in gioco la questione e tracciare con fermezza gli aspetti salienti del diritto. Parallelamente – aggiunge Della Vigna -, ho ritenuto doveroso depositare ricorso, ai soli effetti civili, a tutela di una parte che assisto, Giorgia Galassi, sopravvissuta dopo tantissime ore sotto la valanga. Le vittime, i familiari e i sopravvissuti di Rigopiano hanno il sacrosanto diritto di avere un’ultima, definitiva parola di giustizia da parte della Suprema Corte».
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