Morti bianche, Vivarelli (Fesica Confsal): «Parlamento introduca reato di omicidio sul lavoro»

19 Ottobre 2026 - 16:13:01

”Quattro lavoratori morti in appena due giorni. Quattro vite spezzate,
quattro famiglie distrutte e un Paese che continua ad assistere a una
strage quotidiana senza riuscire a fermarla. Non è più tollerabile.
Siamo di fronte a una vergogna nazionale che impone risposte immediate,
provvedimenti coraggiosi e responsabilità precise. Il tempo delle
dichiarazioni di circostanza è finito. Chi esce di casa per guadagnarsi
da vivere non può rischiare di non tornarci mai più”.

È durissimo il commento di Marcello Vivarelli, segretario regionale
della Fesica Confsal Abruzzo, che torna a denunciare la drammatica
emergenza delle morti sul lavoro dopo l’ennesima sequenza di incidenti
mortali che ha sconvolto l’Italia.

Il 15 ottobre tre lavoratori hanno perso la vita nel giro di poche ore.
A Scerni, in provincia di Chieti, Andrea Di Risio, appena 23 anni,
studente universitario prossimo alla laurea, è morto mentre lavorava
nella cantina sociale San Panfilo.

A Firenze un operaio di 31 anni è stato travolto da una pesante trave
metallica nel cantiere dell’Alta Velocità.

A Cagliari un autotrasportatore di 61 anni è rimasto schiacciato da un
carico di tubi durante le operazioni di scarico.

E queste tragedie si è aggiunta, il 16 ottobre, la morte di un
lavoratore originario del Bangladesh, deceduto all’Ospedale del Mare di
Napoli dopo un incidente avvenuto quattro giorni prima a San Gennaro
Vesuviano.

”Si tratta di ferite profondissime – afferma Vivarelli – anche per
nostro Abruzzo, dove un ragazzo di 23 anni, con una vita intera davanti,
è morto mentre lavorava. Davanti a tragedie del genere non possiamo
limitarci al dolore e alla solidarietà, per quanto doverosi. Dobbiamo
avere il coraggio di denunciare un sistema nel quale troppo spesso la
sicurezza continua a essere considerata un costo anziché un diritto
inviolabile. Non possiamo accettare che il lavoro, che dovrebbe
garantire dignità e futuro, si trasformi in una condanna a morte”.

I numeri, del resto, confermano la gravità della situazione. Secondo gli
ultimi dati INAIL disponibili, nei primi otto mesi del 2026 sono state
presentate 701 denunce di infortunio con esito mortale, comprendendo gli
incidenti in occasione di lavoro, quelli in itinere e i casi che hanno
coinvolto studenti.

Le denunce mortali relative ai soli infortuni in occasione di lavoro,
esclusi gli studenti, sono state 498, con un incremento del 2 per cento
rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta di dati ancora
provvisori, ma sufficienti a restituire la dimensione di una tragedia
che non accenna a fermarsi.

”Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, figli che non
rivedranno i propri genitori e genitori che hanno perso i propri figli.
Eppure continuiamo ad ascoltare le stesse promesse. Ogni volta si
annunciano controlli, interventi e nuove misure. Poi arriva un’altra
tragedia e tutto ricomincia. È un copione indegno di un Paese che
pretende di definirsi civile. Non possiamo continuare a piangere i morti
e, contemporaneamente, accettare che tutto rimanga sostanzialmente
immutato”, dichiara il sindacalista abruzzese.

Per Vivarelli, dunque , è arrivato il momento di compiere un passo
legislativo decisivo: introdurre nel Codice Penale una specifica
fattispecie di reato di omicidio sul lavoro, rafforzando il sistema
delle responsabilità e delle sanzioni nei casi in cui una morte sia
conseguenza della violazione delle norme sulla salute e sulla sicurezza.

Una battaglia che vede impegnato in prima linea il sindacalismo
autonomo, a partire dalla Fesica Confsal, guidata a livello nazionale
dal segretario generale Bruno Mariani, nella convinzione che la tutela
della vita debba rappresentare una priorità assoluta e non negoziabile.

”Chiediamo al Parlamento di assumersi finalmente le proprie
responsabilità e di introdurre il reato specifico di omicidio sul
lavoro. Non bastano più le disposizioni esistenti, non bastano le
aggravanti e non bastano le dichiarazioni di principio. Occorre una
risposta legislativa chiara, capace di riconoscere la gravità delle
morti provocate da violazioni delle norme di sicurezza. Naturalmente
saranno sempre i magistrati ad accertare fatti, condotte e
responsabilità, ma lo Stato deve lanciare un segnale inequivocabile: la
vita di un lavoratore non è sacrificabile sull’altare del profitto,
della fretta o del risparmio”.

Il segretario regionale sottolinea inoltre la necessità di potenziare
gli organici degli ispettorati, intensificare i controlli, garantire una
formazione effettiva e contrastare ogni forma di precarietà e
irregolarità che possa compromettere la sicurezza dei lavoratori.

”La prevenzione – afferma sul punto l’esponente Fesica-Confsal Abruzzo
– deve venire prima di tutto, ma quando le norme vengono violate e
quelle violazioni provocano una morte, le conseguenze devono essere
rigorose. Non chiediamo vendette, chiediamo giustizia. Non vogliamo
individuare colpevoli prima delle indagini, vogliamo che chiunque abbia
responsabilità accertate risponda pienamente delle proprie azioni e
omissioni. La sicurezza non può dipendere dalla fortuna e non può essere
subordinata a nessuna esigenza economica”.

Infine, Vivarelli rivolge un appello diretto alle istituzioni nazionali.

”Il Parlamento non può continuare a rinviare. Ogni giorno perso è un
altro giorno nel quale uomini e donne affrontano rischi che potrebbero
essere evitati. Come Fesica Confsal Abruzzo continueremo a batterci con
determinazione, senza arretrare di un millimetro, affinché il reato di
omicidio sul lavoro trovi finalmente spazio nel nostro ordinamento. Lo
dobbiamo a tutte le vittime, alle loro famiglie e soprattutto a chi
domani mattina indosserà una tuta, entrerà in un cantiere, in una
fabbrica o in un’azienda agricola per svolgere il proprio lavoro. Perché
tornare a casa vivi non può essere considerato un privilegio. Deve
essere un diritto garantito a tutti”.