20 Ottobre 2026 - 10:40:41

di Tommaso Cotellessa

Il centro storico dell’Aquila cambia ancora volto, si spoglia di un altro tratto di impalcature e recupera un pezzo del suo antico splendore. Da questa mattina anche l’ultimo tratto dei portici di Corso Vittorio Emanuele II è tornato visibile, segno che il cantiere del Quarto Cantone, uno dei più lunghi e complessi della ricostruzione del centro storico aquilano, si avvia finalmente alla conclusione.

Con la rimozione delle transenne e delle barriere che per anni hanno nascosto il colonnato alla vista dei passanti, torna alla luce uno degli scorci più caratteristici e cari agli aquilani. Riemergono le architetture, tornano a mostrarsi le insegne dei bar e delle attività commerciali, mentre la città sembra riappropriarsi, un passo alla volta, di una parte importante della propria identità.

E osservando quei portici sembra quasi di poter scorgere ancora le orme delle generazioni di aquilane e aquilani che li hanno attraversati, percorrendo e ripercorrendo quel colonnato così familiare alla vita cittadina. Gli stessi portici che appartengono alla memoria collettiva della città e che ritroviamo anche nell’universo letterario della scrittrice aquilana Laudomia Bonanni, testimone attenta della vita, delle abitudini e delle trasformazioni del capoluogo abruzzese.

Non si tratta, dunque, soltanto di un altro cantiere che si avvicina alla conclusione, ma di un ulteriore tassello di quella lenta restituzione della città a sé stessa che accompagna la ricostruzione post-sisma. Un recupero che non riguarda soltanto gli edifici e le architetture, ma anche i luoghi della quotidianità, della socialità e della memoria.

Con la liberazione dei portici sono stati rimossi anche i pannelli dedicati alla fotografa aquilana Amalia Sperandio, che negli ultimi anni avevano accompagnato il percorso dei passanti, trasformando le barriere del cantiere in uno spazio espositivo. Un modo intelligente di fare di necessità virtù, restituendo bellezza e memoria a un luogo temporaneamente sottratto alla città.

Resta ora una domanda: quale sarà la destinazione dei pannelli dedicati ad Amalia Sperandio? Sarebbe un peccato se, insieme alle transenne, scomparisse anche quell’omaggio alla memoria fotografica aquilana. La conclusione di un cantiere potrebbe diventare, infatti, l’occasione per trovare una nuova collocazione a un’esposizione che ha saputo raccontare la città proprio mentre la città cercava di ritrovare sé stessa.