21 Ottobre 2026 - 10:46:45

di Marianna Galeota

«La quota media provinciale di famiglie “fuel-vulnerable” cioè a forte rischio di povertà energetica legata ai trasporti, è di circa il 2,8%. La quota di famiglie fuel-vulnerable nelle aree interne del Centro, e in particolare nella provincia aquilana, oscilla in una fascia critica compresa tra il 5% e il 10%».

A lanciare l’allarme è il segretario generale della Cgil della provincia dell’Aquila Francesco Marrelli che spiega come l’approssimarsi della stagione invernale con l’arrivo del freddo «rischia di compromettere definitivamente la tenuta sociale ed economica di migliaia di persone che vivono nelle nostre aree interne considerando gli aumenti delle tariffe energetiche che ad oggi si stimano di oltre il 30%».

«Esprimiamo profonda preoccupazione per l’impatto devastante del caro vita e dell’impennata dei prezzi dei carburanti sulle famiglie, sui lavoratori e sui pensionati delle aree interne della nostra Provincia. La conformazione geografica del nostro territorio, unita a un trasporto pubblico locale storicamente carente e inefficiente, trasforma l’auto privata in un bene di prima necessità a cui è impossibile rinunciare. I rincari di benzina e gasolio non rappresentano, peraltro, solo un costo insostenibile alla pompa, ma stanno innescando un pesante effetto domino sull’intera economia locale, penalizzando la filiera agricola, gli artigiani, le imprese e le migliaia di lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse pendolari», aggiunge Marrelli.

Esiste un legame diretto tra l’incremento dei costi e la progressiva desertificazione dei servizi essenziali. Scuola, uffici postali e bancari, sanità pubblica: nelle aree montane e periferiche, la carenza di questi servizi costringe i residenti a lunghi e difficili spostamenti quotidiani per raggiungere i centri urbani e poter esercitare i diritti fondamentali enunciati dalla Costituzione.

In particolare, spiega Marrelli, «nella Provincia dell’Aquila, la cronicizzata carenza di programmazione della gestione della sanità e del governo delle liste d’attesa costringe le persone a continui e logoranti spostamenti all’interno di un territorio vastissimo, montuoso e frammentato, privo di collegamenti adeguati. In base alle classi di priorità assegnate per le visite specialistiche e gli esami diagnostici, come, ad esempio, per la classe B – Breve (situazioni che necessitano di una diagnosi rapida), i cittadini e le cittadine si trovano di fronte a ostacoli inaccettabili per ricevere assistenza sanitaria. Per effettuare un ecocolordoppler venoso degli arti inferiori, dall’Aquilano o dai comuni della Valle Peligna, bisogna recarsi fino all’ospedale di Avezzano. Lo stesso lungo viaggio verso la Marsica è richiesto per esami come un’ecografia bilaterale della mammella, un’ecografia del collo per linfonodi o un’ecografia del pancreas. Se si risiede nella Valle Peligna e si ha necessità di un’ecografia dell’addome completo bisogna spostarsi presso gli ospedali di Avezzano o dell’Aquila».

«Questa mobilità forzata grava interamente sulle tasche dei cittadini e delle cittadine, trasformando il diritto costituzionale alla salute in un costo vivo insostenibile, soprattutto per la popolazione più anziana, pensionati e pensionate, e per le fasce economicamente più deboli, che dispongono di risorse limitate, in condizioni di vulnerabilità sociale, povertà o ridotto potere d’acquisto – prosegue – Ciò vale anche per coloro che hanno necessità di accedere a uno sportello bancario: la percentuale dei comuni provinciali privi di servizi bancari è infatti del 74,1%, poiché solo 28 comuni sui 108 della Provincia dell’Aquila dispongono ancora oggi di almeno uno sportello attivo. L’indagine sulle spese delle famiglie (HBS) dell’Istat riferita all’anno 2024 fotografa una situazione da codice rosso per la nostra Provincia, un primato nazionale negativo che nessuno avrebbe voluto: la Provincia dell’Aquila si attesta tra le zone d’Italia con la spesa più alta per i trasporti, con una media di ben 183 euro mensili a famiglia destinati esclusivamente al carburante. Questa situazione ad oggi è certamente peggiorata, visti i rincari degli ultimi due anni».

«Vivere, curarsi, studiare e lavorare nelle aree montane non può e non deve trasformarsi in una condanna economica – sottolinea Marrelli – La difesa delle aree interne passa inevitabilmente attraverso il blocco della desertificazione dei servizi essenziali, il blocco e la riduzione dei costi energetici e la tutela del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. È indispensabile attuare un piano straordinario di potenziamento della mobilità pubblica, abbattere le liste d’attesa nei singoli distretti per bloccare i trasferimenti coatti dei pazienti e prevedere forme di sostegno economico strutturale per i cittadini e per le cittadine delle aree più isolate, anche attraverso una fiscalità di vantaggio».

«È necessario ripensare il sistema dei servizi, rendendoli di prossimità a garanzia della permanenza delle persone nelle nostre aree interne, per questa ragione occorre un piano straordinario di investimenti a carico del Governo regionale e nazionale. Lo spopolamento va contrastato riassegnando allo Stato il ruolo di garante per l’esigibilità dei diritti fondamentali e combattendo le crescenti disuguaglianze prodotte da un sistema economico che guarda al profitto e non ai bisogni ed ai diritti delle persone», conclude.