27 Ottobre 2026 - 15:31:09
di Vanni Biordi
Nel Mezzogiorno la maggioranza degli indicatori del benessere sta sotto la media italiana, con una sola eccezione: l’Abruzzo. Lo scrive l’Istat nel Rapporto Bes 2026, la tredicesima edizione, presentata a Roma lunedì 26 ottobre.
Il Bes misura la qualità della vita con 148 indicatori raccolti in 12 aree, tra cui salute, lavoro, reddito e ambiente. Per ogni regione guarda quanti stanno sopra e quanti sotto il dato nazionale. Per l’Abruzzo l’Istat parla di valori spesso in linea con la media del Paese, non superiori.
L’assunzione più facile da fare è che «eccezione» voglia dire «va tutto bene». Non è così. Il giudizio nasce da un conteggio, e un conteggio non dice quanto pesa ogni voce.
Una regione può stare nella media e avere buchi seri su singoli servizi. Su due servizi l’Abruzzo lo mostra bene. Sugli anziani la regione supera la media nazionale: l’assistenza a domicilio raggiunge il 6,9% degli over 65, contro il 4,6% italiano e il 2,2% della Calabria. I posti letto nelle strutture socio-sanitarie sono invece 48,1 ogni 10mila abitanti, mentre l’Italia è a 74,1 e Bolzano arriva a 152,8. Le cure a casa sono più diffuse, i posti nelle strutture sono meno di un terzo di quelli di Bolzano.
Il problema più netto è l’acqua. Nel 2025 il 30,3% delle famiglie abruzzesi ha segnalato irregolarità nell’erogazione, cioè un servizio che arriva a singhiozzo o non arriva. La media italiana è del 10,2% e il Nord si ferma al 3,2%. Peggio dell’Abruzzo c’è solo la Calabria, al 37,3%, e subito dopo viene la Sicilia, al 29,5%. In pratica quasi una famiglia abruzzese su tre ha avuto problemi con il rubinetto di casa.
Cosa conviene fare? Guardare l’indicatore che riguarda la propria famiglia e non il giudizio complessivo. Chi ha un anziano da assistere può chiedere alla propria Asl se ci sono i requisiti per l’assistenza domiciliare, il servizio in cui l’Abruzzo è sopra la media. Chi subisce disservizi idrici può segnalarli per iscritto al gestore, così resta una traccia. Su questo indicatore il dato nazionale peggiora perché la quota italiana del 10,2% è salita dall’8,7% dell’anno precedente.
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