28 Ottobre 2026 - 10:31:58
di Tommaso Cotellessa
Un’attività di spaccio di cocaina e hashish gestita dal carcere di Rieti. A portarla avanti era un uomo di 38 anni, di nazionalità macedone, avvalendosi della collaborazione della compagna e di diversi pusher attivi tra le province dell’Aquila e di Teramo.
Per la coppia sono scattate le misure cautelari: l’uomo è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia in carcere, mentre per la donna, italiana di 54 anni residente a Giulianova, sono stati disposti gli arresti domiciliari con dispositivo di controllo.
L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile della Questura dell’Aquila, nell’ambito di un’indagine coordinata inizialmente dalla Procura della Repubblica dell’Aquila e successivamente trasferita, per competenza territoriale, alla Procura di Rieti. I provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale laziale.
L’attività investigativa ha preso avvio nell’ottobre 2024, quando la sezione Antidroga della Squadra Mobile aveva arrestato in flagranza l’uomo nella periferia aquilana, trovandolo in possesso, nella propria abitazione, di 86 grammi di cocaina suddivisi in dosi pronte per la cessione.
Gli approfondimenti successivi avrebbero permesso di ricostruire la prosecuzione dell’attività di spaccio anche dopo l’ingresso in carcere dell’uomo, prima all’Aquila e poi a Rieti. Grazie alla disponibilità di un telefono cellulare, il 38enne avrebbe continuato a coordinare le cessioni di stupefacenti, avvalendosi della compagna e di una rete di collaboratori operativi sul territorio.
Secondo quanto emerso dalle indagini, tra febbraio e maggio 2025 la coppia avrebbe detenuto e ceduto droga a 11 acquirenti, con episodi contestati nelle città dell’Aquila, Teramo, Giulianova e Martinsicuro. Le investigazioni avrebbero inoltre documentato cessioni di stupefacenti all’interno del carcere di Rieti, con pagamenti effettuati dai parenti dei detenuti attraverso ricariche Western Union.
Il telefono sarebbe stato utilizzato anche da altri nove detenuti per effettuare chiamate personali, prima del sequestro del dispositivo, avvenuto nel settembre 2025. Per loro è scattata la denuncia per il reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, previsto dall’articolo 391-ter del codice penale.
L’inchiesta ha portato inoltre alla denuncia di altre 14 persone, di diverse nazionalità, per presunte attività di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti nelle province dell’Aquila e di Teramo. Due di loro erano già stati arrestati in flagranza nell’aprile 2025, rispettivamente all’Aquila e a Teramo, nel corso delle attività investigative.
Le contestazioni nei confronti degli indagati riguardano, a vario titolo, la detenzione e la cessione di sostanze stupefacenti, anche in concorso e con l’aggravante della recidiva. Le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.
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