28 Ottobre 2026 - 16:43:38
di Martina Colabianchi
Un abruzzese ha la speranza di vivere in buona salute oltre un anno e mezzo in più rispetto alla media nazionale: 60.6 anni, a fronte dei 59.1 del resto del Paese.
È uno dei dati che emergono dal Rapporto Bes 2026 dell’Istat, che fotografa la realtà nazionale sotto diversi aspetti: lo studio è suddiviso in 12 focus, il primo dei quali riguarda proprio la salute.
In Abruzzo la speranza di vita alla nascita è di 83.7 anni, in perfetta media italiana e a pari merito con Valle d’Aosta e Liguria, precedendo Lazio e Piemonte. Sugli anni in buona salute, invece, si posiziona al settimo posto in Italia, alle spalle di Liguria (60.8) e davanti alle Marche (60.4).
L’Abruzzo va meglio della media nazionale per la salute mentale, per la mortalità infantile, per la mortalità per incidenti stradali tra 15 e 34 anni, per la speranza di vita senza limitazioni a 65 anni, per il consumo di alcool. È in linea con la media italiana per l’abitudine al fumo e per la mortalità per tumore tra i 20 e i 64 anni, mentre registra performance al di sotto della media per l’eccesso di peso (decimo posto in Italia), la sedentarietà (nono posto) e le corrette abitudini alimentari (undicesimo posto).
Buone notizie sul fronte dei servizi (che il Rapporto Bes analizza nella dodicesima scheda), l’Abruzzo è oltre la media nazionale per il numero di medici ogni 1000 abitanti (5.1 a fronte di 4.9) e per il numero di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata (6.9 contro una media italiana di 4.6). Siamo in media nazionale i posti letto per specialità ad elevata assistenza (2.9) e per il numero di infermieri e ostetriche ogni 1000 abitanti (7.2).
Restano criticità nel numero dei posti letto nelle strutture socio-assistenziali e sociosanitarie: sono 48.1 ogni 10mila abitanti, a fronte di una media nazionale di 74.1, ma in linea con il valore di Lazio e Puglia.
Il valore più significativo, però, riguarda l’indice di rinuncia alle cure, che nel 2025 è sceso all’8.5 per cento, a fronte di una media nazionale del 9.6 per cento e al dato dello scorso anno che era pari al 12.6 per cento.
«Quest’ultimo dato – sottolinea l’assessore Verì – è quello che più ci conforta, anche se va puntualizzato che la rinuncia alle cure prende in considerazione non solo i tempi di attesa, che in Abruzzo si sono notevolmente ridotti nell’ultimo anno, ma anche la facilità di accesso ai punti di erogazione dei servizi sanitari. In quest’ottica si inquadra la battaglia che il presidente Marsilio sta portando avanti in Conferenza delle Regioni per un riparto del fondo sanitario nazionale che tenga conto anche della distribuzione della popolazione sui territori, perché garantire la sanità di prossimità in aree a bassa densità abitativa ha costi enormemente superiori a quelli sostenuti nelle aree metropolitane».
«Questo governo regionale ha potenziato la rete dell’offerta sanitaria, senza tagliare i piccoli ospedali e superando, a proprie spese, il numero delle strutture territoriali che la normativa nazionale permetteva di attivare. Tutto questo, però, ha un costo elevato che si riflette sull’equilibrio economico-finanziario dei conti. Una sfida che finora abbiamo sempre combattuto e risolto da soli, ma alla quale oggi si aggiungono tante altre Regioni che hanno scelto di seguire l’Abruzzo in questa battaglia per l’equità».
Proprio sui tempi di attesa citati dall’assessore Verì, però, si è espresso criticamente Federconsumatori Abruzzo, commentando i dati Agenas in merito ed evidenziando il mancato rispetto dei tempi massimi di attesa (fino a oltre due anni per un’analisi fondamentale come la mammografia).
L’associazione contesta il blocco del confronto democratico e istituzionale, dovuto alla mancata convocazione del Comitato Tecnico Regionale per le Liste di Attesa da oltre due anni, ed esprime forte preoccupazione per il 12,6% di abruzzesi che rinuncia alle prestazioni sanitarie.
A ciò si aggiungono i recenti rincari dei ticket per oltre 600 prestazioni, i disservizi dei CUP e l’invio tardivo di cartelle esattoriali per presunte mancate disdette basate su database difettosi. Si richiede pertanto l’attivazione automatica di percorsi alternativi senza costi per l’utente, la presa in carico continuativa dei pazienti cronici ed un immediato ripristino dei tavoli di verifica con le associazioni dei consumatori.
«Nessuno sostiene che tutti i problemi siano risolti – ha dichiarato in serata Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, riferendosi anche alle critiche delle opposizioni politiche -. Sappiamo bene – ha proseguito – che restano sfide da affrontare, a partire dal potenziamento delle strutture socio-assistenziali e sociosanitarie e dal miglioramento degli stili di vita. Ma una cosa è riconoscere ciò che ancora non funziona, altra cosa è negare sistematicamente ogni risultato positivo per convenienza politica. Il governo regionale guidato dal presidente Marco Marsilio, con il lavoro dell’assessore Nicoletta Verì e dell’intera maggioranza, sta portando avanti un percorso di rafforzamento della sanità abruzzese, puntando sulla rete territoriale, sulla tutela dei presidi ospedalieri e sulla riduzione dei tempi di attesa. È un lavoro complesso, che deve fare i conti anche con le risorse disponibili e con le difficoltà strutturali che interessano il sistema sanitario nazionale. La sanità si giudica sui dati, sui servizi erogati e sulla capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, non sugli slogan. E oggi i dati Istat, insieme ai risultati sulle liste d’attesa, offrono segnali positivi che sarebbe scorretto ignorare. Continueremo a lavorare per consolidare questi risultati e affrontare le criticità, con serietà e responsabilità, nell’interesse degli abruzzesi», conclude Verrecchia.
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