04 Novembre 2026 - 14:45:52

di Martina Colabianchi

I lavoratori della sanità privata dovranno ancora attendere per vedersi rinnovato il Contratto collettivo di lavoro.

È infatti fallito il tentativo di conciliazione che si è svolto il 3 novembre al Ministero del Lavoro sulla vertenza con, di fatto, nessuna apertura da parte delle associazioni datoriali.

Una questione che interessa direttamente anche l’Abruzzo e il Molise, dove i lavoratori della sanità privata e delle RSA rappresentano una componente importante della rete dei servizi sanitari e assistenziali.

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno ribadito la necessità di «superare lo stallo e di arrivare finalmente a una soluzione».

Le associazioni datoriali continuerebbero, invece, a subordinare il rinnovo contrattuale alla definizione dei rapporti economici con le Regioni. «Una posizione che non può essere accettata – scrivono le sigle -: le questioni economiche tra strutture private e istituzioni regionali non possono diventare un alibi per rinviare ancora il riconoscimento del lavoro di chi garantisce ogni giorno assistenza e servizi sanitari».

«Non possiamo continuare a chiedere professionalità, responsabilità e disponibilità a chi lavora nelle strutture private, senza riconoscergli condizioni contrattuali ed economiche adeguate. Dietro questa vertenza ci sono persone che lavorano su turni, assistono pazienti, si prendono cura degli anziani e delle persone più fragili. Non possono essere sempre loro a pagare il prezzo di una trattativa che non si sblocca», dichiara ancora Vincenzo Mennucci, segretario generale della Cisl Fp Abruzzo Molise.

Particolarmente grave è la situazione dei lavoratori delle RSA, che attendono da 14 anni il rinnovo del contratto. Un’attesa che ha inciso sul potere d’acquisto delle retribuzioni e sul riconoscimento di professionalità che svolgono un ruolo fondamentale nell’assistenza alle persone non autosufficienti.

«Quattordici anni senza rinnovo sono troppi. Non esistono giustificazioni che possano rendere normale una situazione del genere. Chi si occupa quotidianamente delle persone più fragili ha diritto a un contratto aggiornato, a salari dignitosi e al giusto riconoscimento del proprio lavoro», ha proseguito Mennucci.

La Cisl Fp Abruzzo Molise ritiene inoltre «necessario che anche le istituzioni regionali facciano la propria parte. L’assenza del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni al tentativo di conciliazione conferma quanto sia necessario un coinvolgimento concreto dei soggetti istituzionali che hanno responsabilità nella programmazione e nel finanziamento dei servizi sanitari.

«Chiediamo alle Regioni Abruzzo e Molise di non considerare questa una vertenza che riguarda soltanto le parti contrattuali. Quando si parla di sanità e assistenza, si parla anche delle condizioni di lavoro delle persone che ogni giorno garantiscono quei servizi. Le istituzioni regionali devono contribuire a creare le condizioni per superare lo stallo, senza lasciare i lavoratori in attesa di risposte».

Dopo il mancato accordo, la mobilitazione unitaria di Fp Cgil, Uil Fpl e Cisl Fp proseguirà.

La Cisl Fp «continuerà a sostenere la vertenza nazionale e a tenere alta l’attenzione anche sul territorio abruzzese e molisano. La Cisl è un sindacato che crede nel confronto e nella contrattazione, ma il confronto deve portare a risultati. La nostra disponibilità non può essere scambiata per rassegnazione. Chiediamo semplicemente ciò che è giusto: contratti rinnovati, retribuzioni adeguate e rispetto per chi ogni giorno si prende cura delle persone. Adesso servono risposte, non altri rinvii», conclude Mennucci.