05 Novembre 2026 - 18:29:19
di Vanni Biordi
Quello che incuriosisce della dichiarazione di Roberto Santangelo nei complimenti a Rosario De Luca, rieletto presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro per il triennio 2026-2029, è palese.
De Luca avrebbe contribuito in modo decisivo alla crescita della categoria. L’assessore regionale abruzzese gli attribuisce meriti concreti, dalla formazione al dialogo con le istituzioni, fino alla valorizzazione dei professionisti. Non è un complimento di circostanza, quindi, ma una lettura politica del mandato appena rinnovato. C’è anche una parte più nascosta, però, meno dichiarata. Santangelo presenta il leader come condizione della forza dell’Ordine. Se la categoria è cresciuta e ha acquisito voce, lo deve in larga parte alla capacità del suo presidente.
È una semplificazione utile sul piano comunicativo, perché individua un responsabile e rende leggibile il risultato. La rielezione di De Luca, arrivata dopo le consultazioni del 24 ottobre con 438 delegati di 106 Consigli provinciali e il 96 per cento delle preferenze per il presidente uscente, offre però un dato che sostiene questa chiave perché il consenso interno è stato ampio e la continuità di guida appare voluta dalla base. Il messaggio di Santangelo ha un secondo livello, rivolto all’esterno.
Quando Santangelo parla di sensibilità per i temi sociali e cita la partecipazione di De Luca al Festival del sociale INSIEME, sposta l’attenzione dalla tutela degli iscritti al contributo dei Consulenti del Lavoro al dibattito economico e sociale. In altre parole, la professione non viene descritta come un corpo tecnico che assiste imprese e lavoratori, ma come un interlocutore pubblico.
È qui l’aspetto più rilevante della dichiarazione: il valore dell’Ordine viene misurato anche dalla sua presenza nelle politiche del lavoro, non soltanto dai servizi resi ai propri associati. Per un nostro lettore, il punto da trattenere è semplice. La rielezione non chiude una vicenda interna, ma rilancia una richiesta: che la rappresentanza della categoria si traduca in risultati verificabili, in particolare sulla riforma degli ordinamenti professionali, già approvata dal Senato e ora esaminata dalla Camera. Santangelo esprime fiducia nel nuovo mandato.
La prova, ora, sarà la capacità di trasformare quella fiducia in misure riconoscibili per professionisti, imprese e lavoratori. De Luca ha indicato come priorità l’ascolto degli iscritti, il rafforzamento del dialogo istituzionale e risposte concrete alla categoria: La prima sfida, per De Luca, è portare a compimento la riforma degli ordinamenti professionali. Il disegno di legge delega riguarda quindici professioni e prevede una revisione della governance degli Ordini, delle attività riservate, dei percorsi di accesso, della formazione e delle regole deontologiche.
Per i Consulenti del Lavoro sarà decisivo vigilare sui decreti attuativi, evitando sovrapposizioni con altre professioni e tutelando le competenze già acquisite. La seconda riguarda l’intelligenza artificiale. Il decreto legislativo 179/2026, entrato in vigore il 23 ottobre, stabilisce che le decisioni finali su assunzione, licenziamento, sanzioni disciplinari e valutazione delle prestazioni non possano essere affidate all’IA e restino di responsabilità di una persona fisica. I consulenti dovranno quindi assistere imprese e lavoratori su trasparenza degli algoritmi, valutazione dei rischi, formazione obbligatoria e impiego corretto dei sistemi digitali.
Da affrontare, poi, anche il divario tra domanda e offerta di lavoro. Il presidente Rosario De Luca ha indicato il mismatch tra imprese che cercano figure specializzate e disponibilità di lavoratori con quelle competenze, chiedendo un lavoro congiunto con università e formazione tecnica. La questione si intreccia con il calo demografico: secondo i dati Istat citati da De Luca, nei prossimi anni mancheranno circa 3,5 milioni di giovani nel mercato del lavoro per effetto della minore natalità. Attenzione poi al ricambio dentro la professione. L’Ordine pone tra i temi del triennio l’attrazione delle nuove generazioni, la parità di genere e la continuità degli studi, oltre ai nuovi modelli organizzativi e alla collaborazione tra professionisti.
Per gli studi più piccoli, la parte rognosa sarà adottare strumenti digitali e forme di società tra professionisti senza perdere autonomia e qualità del servizio. L’ultima pratica da sbrigare per De Luca riguarda la sicurezza e la qualità del lavoro. De Luca ha richiamato la necessità di prevenzione, formazione e controlli integrati, precisando che la riduzione degli infortuni mortali non equivale a un problema risolto.
A questo si aggiungono le novità europee, dalla direttiva sulla trasparenza retributiva alle regole contro lo sfruttamento, con la piattaforma SILCA e gli strumenti digitali per la gestione dei documenti di lavoro.Nota a margine: l’Ordine ha già inserito riforma delle professioni, intelligenza artificiale, nuove competenze e giovani tra le priorità della consiliatura 2026-2029.
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