06 Novembre 2026 - 13:18:23
di Andrea Di Paolo
Si chiama disturbo da deficit di attenzione e iperattività, meglio noto come ADHD, ed è un disturbo del neurosviluppo che, negli ultimi anni, è particolarmente sensibilizzato dalla medicina proprio perché riguarda una larga fetta della popolazione.
Sarebbero 1,2 milioni gli italiani coinvolti, di cui la massima percentuale in età adulta, e i dati indicano una crescita di nuovi casi dovuta, in larga parte, alla maggiore attenzione clinica dedicata al tema.
La Asl 1 ha messo questo disturbo al centro di una giornata di confronto, tra sintomi, trattamenti e l’essenziale sinergia tra famiglia, scuola e servizi sanitari. Si tratta, infatti, di un disturbo che nell’immaginario collettivo è spesso legato all’infanzia ma, come approfondito durante la mattinata, in realtà accompagna la persona lungo tutto l’arco della vita.
«Con questo convegno, in cui sono presenti la scuola, la ASL e gli enti locali – spiega la direttrice del dipartimento di Salute mentale della Asl 1 Maria Pia Legge– si cerca di far sì, comunicando tra di noi, di migliorare la qualità di vita di questi ragazzi che presentano l’Adhd e delle loro famiglie perché al centro degli interventi, secondo il modello biopsicosociale – chiude – ci deve essere il ragazzo e la famiglia».
«Da gennaio a settembre – spiega la logopedista di neuropsichiatria infantile, Paola Petrucci – abbiamo un più 63% di diagnosi di Adhd e questo è un dato locale evidente. Fondamentale coinvolgere anche i genitori in quanto l’attività che noi svolgiamo con i bambini deve essere riportata anche al di fuori perché il bambino – conclude – deve autoregolarsi al di fuori e questo lo fa soltanto con l’aiuto, non solo nostro, ma anche dei genitori».
Al centro della giornata anche le nuove metodologie di intervento attivate sul territorio dell’azienda sanitaria. Tra queste troviamo la riabilitazione in gruppo e la psico educazione con parent training di gruppo.
«Mettiamo sempre il bambino al centro della riabilitazione – spiega la terapista della neuropsicomotricitá dell’età evolutiva Rosy Cacciatore – ma poi c’è la scuola, il pediatra, il neuropsichiatra infantile e poi la famiglia. Quella che noi definiamo la rete che si deve creare intorno a questi bambini. La prospettiva futura – conclude – sarebbe quella di ampliare, di fare più cicli a settimana magari all’interno dell’anno perché noi attualmente ne facciamo due però sarebbe quello appunto di aumentare».
«Cerchiamo anche di fare da legante tra scuola e genitori – ci spiega Manuela Sabini, tecnico di riabilitazione psichiatrica – perché purtroppo nell’Adhd la scuola è effettivamente molto impattante. I genitori sentono molto ma veramente molto la pressione sociale data dai fallimenti che i bambini hanno a scuola».
Massima attenzione, nel corso del momento di confronto, è stata dedicata alla necessaria sinergia tra il servizio sanitario, le famiglie e la scuola, perché spesso il disturbo può rendere particolarmente complessa la gestione anche delle attività più ordinarie.
L’Abruzzo e, più nello specifico la Asl 1, hanno portato avanti un importante percorso di avvicinamento tra i vari poli di azione, testimoniato anche dalla presenza dei vertici dell’Ufficio scolastico regionale.
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