Giustizieri (Avs): Studentesse e studenti in piazza: la città deve cominciare ad ascoltarli

07 Novembre 2026 - 17:01:58

Come segretario della Federazione Provinciale di Sinistra Italiana/AVS
esprimo pieno sostegno alle ragioni della manifestazione promossa oggi
dalle studentesse e dagli studenti aquilani. Una mobilitazione che pone
questioni concrete, dalla condizione degli edifici scolastici ai
trasporti, dai costi dell’istruzione alla necessità di disporre di spazi
adeguati nei quali studiare, incontrarsi e crescere.

Facciamo nostro anche un loro slogan «Persino lo Stato mi ghosta»,
perché racchiude una contraddizione che riguarda il rapporto tra le
istituzioni e le giovani generazioni. I giovani sono continuamente
evocati nei discorsi pubblici, celebrati come il futuro della nostra
società, corteggiati una volta diventati elettrici ed elettori. Quando,
però, chiedono di poter esercitare concretamente i propri diritti, di
vedere riconosciuti i propri bisogni e di trovare risposte alle proprie
legittime aspirazioni, troppo spesso incontrano indifferenza, rinvii e
promesse non mantenute.

La situazione dell’edilizia scolastica aquilana rappresenta una delle
manifestazioni più evidenti di questa contraddizione. Ad oltre
diciassette anni dal terremoto, nonostante gli interventi realizzati, la
ricostruzione delle scuole rimane incompleta e centinaia di ragazze e
ragazzi continuano a confrontarsi con condizioni che non dovrebbero
appartenere alla normalità di una città che vuole guardare al futuro.

Studiare in edifici dignitosi, raggiungere la propria scuola senza dover
essere pressati come sardine in autobus sovraffollati, avere accesso ad
attività formative e spazi di socialità non sono concessioni delle
istituzioni: sono diritti e condizioni essenziali per rendere effettiva
l’uguaglianza delle opportunità.

L’Aquila è una città che dedica molte energie e risorse alla propria
immagine, alla valorizzazione del centro storico e alla sua capacità di
attrarre visitatori. Tutto questo rischia però di diventare una
rappresentazione incompleta della città se non viene accompagnato da
un’attenzione altrettanto significativa verso le condizioni materiali di
vita delle cittadine e dei cittadini più giovani.

Una città non diventa più bella soltanto recuperando i propri palazzi o
rendendo più accoglienti le proprie piazze: diventa una città migliore
quando garantisce servizi, istruzione, opportunità e luoghi nei quali le
nuove generazioni possano riconoscersi e costruire il proprio percorso.

Non bastano le pacche sulle spalle, le parole di incoraggiamento o le
dichiarazioni di attenzione verso il mondo giovanile. Occorrono
investimenti, scelte amministrative verificabili, tempi certi per la
ricostruzione scolastica, un sistema di trasporto pubblico realmente
accessibile e un confronto stabile con chi vive quotidianamente questi
problemi.

C’è poi un altro aspetto della mobilitazione odierna che consideriamo
particolarmente significativo e che va oltre le singole rivendicazioni.

Da alcuni anni le studentesse e gli studenti, in tutta Italia, hanno
ricominciato a occupare fisicamente e politicamente le piazze della
città, riconoscendosi come soggetti collettivi, capaci di elaborare
proposte, esprimere conflitti e rivendicare un ruolo nella costruzione
delle decisioni pubbliche.

È un fatto importante, che dovrebbe essere accolto con interesse,
curiosità e rispetto da tutte le istituzioni.

La partecipazione giovanile non può essere considerata positiva soltanto
quando assume le forme rassicuranti delle iniziative ufficiali o delle
celebrazioni pubbliche. La democrazia vive anche del dissenso, della
contestazione e della capacità delle nuove generazioni di mettere in
discussione ciò che viene presentato come inevitabile.

In una fase nella quale la politica appare sempre più spesso ripiegata
sulla gestione dell’esistente, incapace di immaginare alternative e di
riconoscere la possibilità di trasformare il presente, la vitalità di
queste ragazze e di questi ragazzi rappresenta un antidoto prezioso
all’asfissia del dibattito pubblico.

Una generazione che torna in piazza, che non accetta passivamente le
condizioni che le vengono imposte e che pretende di essere ascoltata è
una generazione che sta esercitando pienamente il proprio diritto alla
cittadinanza.

Non abbiamo bisogno di giovani ai quali chiedere soltanto di adattarsi a
un mondo deciso da altri, abbiamo bisogno di riconoscerli come
protagonisti della sua trasformazione.

Per queste ragioni sosteniamo la mobilitazione odierna, nel pieno
rispetto dell’autonomia delle studentesse e degli studenti che l’hanno
promossa, e chiediamo alle istituzioni cittadine di aprire un confronto
concreto sulle questioni sollevate.

Se crediamo davvero che il presente possa essere trasformato, dobbiamo
innanzitutto riconoscere il valore di chi, scendendo in piazza, dimostra
di non considerarlo immutabile.

Le studentesse e gli studenti aquilani non stanno soltanto chiedendo
scuole migliori, stanno rivendicando il diritto di essere parte attiva
del territorio in cui vivono e del futuro che li riguarda.

Non ascoltare le giovani generazioni vuol dire rischiare di smettere di
immaginare il futuro.

Fabrizio Giustizieri
Segretario provinciale Sinistra Italiana – Alleanza Verdi Sinistra
L’Aquila