03 Aprile 2025 - 08:46:55
di Martina Colabianchi
È mobilitazione contro l’aumento dell’addizionale Irpef a scaglioni di reddito per coprire il buco della sanità che per il 2024 ammonta a 180 milioni di euro, che scendono a 90 se si considera la parte coperta dall’accantonamento delle Asl.
Alle 14 all’Aquila, in concomitanza con la seduta del Consiglio regionale chiamato ad approvare il documento che deve arrivare al tavolo nazionale di monitoraggio entro l’11 aprile, cittadini, sindacati e partiti di centrosinistra all’opposizione in Regione scenderanno in piazza.
Stamattina l’espressione del parere finale sul progetto di legge, al termine di una serie di audizioni in I Commissione. Poi, l’atteso voto in Aula. Sono stati 17 gli emendamenti presentati in tutto, per quanto riguarda i sub-emendamenti si avrà modo di discuterli in mattinata, e il presidente Vincenzo D’Incecco si dice fiducioso «che la proposta di legge uscirà con possibilità di miglioramento grazie al contributo di tutti».
«Abbiamo avuto quasi 50 interventi in audizione, svolti in quattro giorni di sedute e abbiamo fatto un ottimo lavoro – commenta D’Incecco –. Sono state sviscerate tutte le questioni, ascoltati gli assessori alla sanità, Nicoletta Verì, e al bilancio, Mario Quaglieri, con i tecnici dei Dipartimenti, chiudendo con un dibattito civile tra i partiti e lavorando con serietà».
Il centrodestra, diviso inizialmente sulla proposta di Fratelli d’Italia di alzare l’aliquota per i ceti medi al 3,23%, parrebbe essersi ricompattato sulla controproposta di Lega e Forza Italia che avrebbero ottenuto un abbassamento sotto l’asticella del 3.
Insoddisfatte in ogni caso le opposizioni. «In questi giorni di lavoro in I Commissione – hanno dichiarato Pd, M5S, Azione, Riformisti, Avs e la lista civica Abruzzo Insieme – né l’assessore al Bilancio né l’assessore alla Sanità hanno fornito il benché minimo elemento concreto in grado di spiegare i motivi che sono alla base dell’attuale situazione critica e che hanno condotto a 180 milioni di disavanzo delle Asl; e soprattutto non hanno spiegato quali sono le politiche che intendono porre in essere per evitare che il disavanzo si rigeneri, peraltro in misura crescente. Sono state date, sotto richiesta diretta, solo generiche indicazioni su tagli, e riduzione di costi estemporanee, applicati qua e là ma senza presentare alcuna strategia organica che risollevi la crisi del comparto. I risultati di questo modo di gestire sono sotto gli occhi di tutti: dalla medicina territoriale carente, alle liste d’attesa lunghissime; mobilità passiva a 104 milioni, con oltre 120mila abruzzesi che rinunciano alle cure e oltre 62mila che non hanno garantito neanche il medico di base».
«Un caos – hanno aggiunto – che si rileva anche nelle azioni delle singole forze di maggioranza che hanno presentato emendamenti al Disegno di legge aumenta tasse con ipotesi dissonanti tra loro, a dimostrazione di come la maggioranza sia spaccata e l’Abruzzo sotto una guida inefficiente».
La pensano così anche gli organizzatori della giornata di protesta, convocata contro «una tassa che – spiega il segretario regionale della Uil, Michele Lombardo – ha il sapore della beffa per gli abruzzesi che da una parte pagano più tasse e dall’altra hanno servizi sanitari sempre peggiori, con la prospettiva che sia il debito sia la qualità delle prestazioni sono destinate a peggiorare ancora di più nei prossimi anni».
La mobilitazione è stata organizzata da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che hanno firmato un apposito documento: davanti a palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale, nel capoluogo arriveranno manifestanti da tutto l’Abruzzo, con pullman e macchine per un sit-in che si annuncia molto partecipato.