11 Novembre 2025 - 11:59:39
di Tommaso Cotellessa
Una denuncia netta e dai toni duri quella avanzata dal Segretario Nazionale UGL Salute, Gianluca Giuliano, e dal Segretario UGL Salute Abruzzo, Stefano Matteucci, che commentano con preoccupazione i dati illustrati dal presidente dell’Istat durante l’audizione davanti alle Commissioni Bilancio del Parlamento.
«I dati diffusi dall’Istat rappresentano un segnale d’allarme che non può essere ignorato – scrivono i due dirigenti sindacali –. Nel 2024, in Abruzzo, il 12,6% dei cittadini ha rinunciato a curarsi e, tra questi, circa il 10% lo ha fatto a causa delle liste d’attesa troppo lunghe. Si tratta di cifre drammatiche, che confermano la profonda crisi del Servizio Sanitario Nazionale e la necessità di proseguire e rafforzare gli interventi di riforma a livello regionale».
Secondo Giuliano e Matteucci, la principale causa di rinuncia alle cure resta l’allungamento delle liste d’attesa, un problema che l’UGL denuncia da anni come “vera emergenza nazionale”.
«Riconosciamo la volontà del Ministero della Salute e della Regione Abruzzo di affrontare la questione – proseguono – ma i risultati concreti tardano ad arrivare. È necessario un cambio di passo deciso: difficoltà organizzative, carenza di personale e disuguaglianze territoriali continuano a lasciare milioni di cittadini senza risposte».
I sindacalisti richiamano inoltre l’attenzione sul caso specifico dell’Abruzzo:
«Nonostante l’avvio degli Open Day delle Asl per il recupero delle prestazioni, i dati partecipativi, seppur incoraggianti, mostrano anche un crescente ricorso alle prestazioni a pagamento fuori dal SSN. Non si può scaricare l’eccessiva domanda di cure sulla popolazione, sempre più anziana e bisognosa di risposte, né addossare ai medici di base – sempre meno numerosi e schiacciati da carichi di lavoro eccessivi – la responsabilità dell’aumento delle prescrizioni e del “bisogno di cure”».
L’UGL sottolinea come molti esami radiologici e visite specialistiche risultino accessibili in tempi brevi solo attraverso la libera professione o il settore privato, aggravando le disuguaglianze tra chi può permettersi di pagare e chi no.
«La salute è un diritto costituzionale – concludono Giuliano e Matteucci –. Lo Stato deve garantire cure tempestive e accessibili a tutti, con una programmazione efficace e un monitoraggio costante dei risultati. È inaccettabile che la possibilità di curarsi dipenda dal reddito o dal luogo di residenza».
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