30 Novembre 2025 - 16:48:53
di Beatrice Tomassi
Nel cuore della trasformazione tecnologica che sta attraversando il mondo, in Abruzzo il Tecnopolo si conferma una delle realtà più dinamiche e strategiche del territorio. Con l’avanzare dell’intelligenza artificiale, dell’Internet of Things e in generale delle nuove frontiere digitali, cresce anche la curiosità – e talvolta la preoccupazione – su ciò che ci attende.
Ne abbiamo parlato con il direttore generale del Tecnopolo d’Abruzzo, Roberto Romanelli.
Direttore, il Tecnopolo d’Abruzzo è una risorsa per la regione impegnata sull’innovazione digitale. Verso quale futuro stiamo andando?
«Fino a pochi anni fa il Tecnopolo era un polo dismesso. Oggi, invece, è diventato un punto di riferimento non solo per la città e per la regione, ma per tutto il Centro Italia. Abbiamo ad oggi più di sette nazioni insediate con importanti progetti di ricerca ed è un volano fondamentale per il nostro territorio e per il settore in generale. Basti pensare che Università come quella dell’Aquila hanno collocato qui centri di ricerca strategici, e questo alimenta un ecosistema di altissimo livello. Stiamo lavorando con team composti da start-up, ricercatori e università per sviluppare prodotti e servizi nei settori più diversi: dai macchinari a guida autonoma alle progettazioni elettroniche IoT, fino all’intelligenza artificiale, sia generativa che applicata.»
Romanelli ricorda poi come L’Aquila abbia un DNA fortemente tecnologico.
«Siamo figli dell’elettronica degli anni ’80. Chi investe oggi qui lo fa in un contesto affidabile, sostenuto da un’università eccellente e da un tessuto industriale che ha una storia importante, dalla Reiss Romoli Romuli all’Italtel. Questo patrimonio lo ritroviamo anche nelle sperimentazioni: il Tecnopolo è stato uno dei cinque siti italiani in cui è stato testato il 5G e oggi è uno dei pochi luoghi in cui il 5G è attivo. Questo permette sperimentazioni uniche, come le tavole vibranti o la sensoristica antisismica di ultima generazione.»
Direttore, c’è chi, però, vede l’innovazione come qualcosa di cui avere paura. È davvero così?
«Oggi i team di ricerca studiano sempre più a fondo l’intelligenza artificiale per capire come applicarla e, soprattutto, come guidarla. Si lavora su modelli di AI “monitorata”, in cui si valutano costantemente benefici e impatti per gestirla al meglio. È chiaro che siamo davanti a un fenomeno paragonabile a ciò che è stato Internet 25 o 30 anni fa: nulla può essere dato per scontato. L’importante è far sì che la tecnologia resti al servizio dell’uomo, non in sua sostituzione. Questo è il vero punto.»
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