05 Gennaio 2026 - 16:35:59
di Vanni Biordi
Il Museo Civico Aufidenate sta vivendo una stagione d’oro e dimostra che la cultura vince anche lontano dalle metropoli. Questo risultato si rivolge a chi pensa che i piccoli centri siano destinati allo spopolamento. I numeri parlano chiaro: nel 2021 i visitatori erano appena 856. In soli quattro anni le presenze sono aumentate di quasi sette volte.
Si è passati dai 1.821 ingressi del 2022 ai 3.671 del 2023, fino all’esplosione dell’ultimo anno. Questi dati raccontano una storia di riscatto per tutto l’Alto Sangro. Il pubblico ha ricominciato a frequentare le sale dell’ex Convento della Maddalena con un entusiasmo nuovo. Non è solo un successo per chi gestisce la struttura. Si tratta di un segnale forte per l’intero territorio abruzzese.
L’antico popolo dei Sanniti torna a splendere tra le teche di questo museo, offrendo un viaggio nel tempo per appassionati e curiosi. L’idea di fondo è semplice: riappropriarsi delle proprie radici per capire chi siamo. Il museo è nato nel lontano 1898 per volere del sindaco Clemente Marchionna. All’epoca studiosi come Antonio De Nino vollero riunire qui tutti i reperti trovati nella zona.
Oggi chi entra può ammirare oggetti che raccontano la vita quotidiana di migliaia di anni fa. Ci sono iscrizioni in lingua osca e gioielli antichi come bracciali e collane. Si possono osservare da vicino anche gli attrezzi da lavoro degli antichi romani. Ogni reperto aiuta a ricostruire la storia dell’antica città di Aufidena. Questa non è solo archeologia per esperti. È la cronaca viva di una società che ha abitato le nostre montagne molto prima di noi.
La nuova sezione dedicata al Novecento trasforma il museo in un presidio della memoria per le nuove generazioni. Castel di Sangro ha vissuto in prima persona i drammi della Seconda Guerra Mondiale. Qui passava la Linea Gustav, il fronte che divise l’Italia durante il conflitto. Nel dicembre 2024 è stata inaugurata una sezione speciale in collaborazione con il Ministero della Cultura.
Oggi è la più grande esposizione dell’Abruzzo dedicata a questo periodo storico. I visitatori possono vedere telegrammi originali, armi dell’epoca e ritratti dei protagonisti. Non si tratta di una fredda lista di date. Il percorso espositivo punta a far emozionare e riflettere sulle sofferenze del passato. È uno strumento essenziale per non dimenticare il ruolo strategico che l’Appennino ha avuto nella storia d’Italia.
La vera sfida per il direttore Mario Rainaldi è convincere il pubblico che il tempo speso in un piccolo museo ha un valore immenso. Spesso le persone scelgono solo le grandi città d’arte per abitudine o per paura di restare deluse. Nei grandi poli internazionali il prezzo del biglietto non conta molto. Chi vuole vedere il Louvre paga volentieri cifre alte.
Nei centri meno noti invece anche un biglietto economico può sembrare un rischio. La gente teme di sprecare il proprio tempo libero. Il caso di Castel di Sangro però sta rompendo questo schema. Grazie a workshop internazionali e alla collaborazione con università straniere, il museo è diventato un luogo vivo. Non è più una soffitta impolverata ma un centro di ricerca moderno. Questo dimostra che se la qualità è alta, il pubblico arriva anche in alta quota.
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