06 Gennaio 2026 - 19:36:06
di Martina Colabianchi
Un post di una pagina Facebook gestita da aquilani, contenente espressioni fortemente sessiste nei confronti della premier Giorgia Meloni, ha fatto esplodere l’indignazione di esponenti comunali e regionali del centrodestra.
«Ci sono parole che non sono opinioni, ma atti di violenza. Il post pubblico apparso stamani su una pagina Facebook, ‘satirica’ e politicizzata, aquilana, al di là delle tesi politiche espresse, utilizza un linguaggio brutale, sessista e degradante che nulla ha a che vedere con il confronto democratico né con la libertà di critica – queste le parole del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi -. L’insulto rivolto al corpo, l’allusione sessuale, la disumanizzazione dell’avversario — in questo caso di una donna e presidente del Consiglio, Giorgia Meloni — rappresentano una forma di violenza verbale che va chiamata con il suo nome, indipendentemente dal colore politico di chi la esercita».
«Colpisce, e preoccupa, che simili espressioni provengano da ambienti che da anni rivendicano l’impegno contro il femminicidio, il sessismo e il linguaggio d’odio – continua -. La coerenza non è un dettaglio: è la misura della credibilità. A rendere tutto ancora più grave è il fatto che simili parole vengano pronunciate trincerandosi dietro l’anonimato, una scorciatoia che deresponsabilizza e che troppo spesso trasforma il dissenso in aggressione. La libertà di parola non coincide con l’irresponsabilità: chi parla nello spazio pubblico deve avere il coraggio di assumere il peso di ciò che dice».
«Come sindaco dell’Aquila, uomo, padre, marito, figlio, ribadisco che il dibattito pubblico — anche il più duro — deve restare entro i confini del rispetto e della dignità delle persone».
«Esprimiamo ferma condanna per il post comparso sulla pagina Facebook notoriamente riconducibile, anche dal nome, ad ambienti della sinistra aquilana e contenente attacchi volgari, misogini e insulti sessisti rivolti al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – scrivono i parlamentari abruzzesi di Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi, Guido Liris e Guerino Testa -. Ancora una volta assistiamo all’utilizzo di un linguaggio vile e denigrante, del tutto incompatibile con il confronto pubblico e sprezzante dei principi di rispetto che dovrebbero sempre improntare la dialettica democratica. Siamo di fronte all’ennesima manifestazione di un clima d’odio che certa sinistra continua variamente ad alimentare. Non si tratta di dissenso politico ma di una preoccupante deriva del confronto, che mira alla delegittimazione dell’avversario mediante aggressioni personali, volgarità e sessismo».
«Il dibattito politico, e persino la critica più aspra, non possono mai scadere nell’odio, scambiando il merito dell’argomentazione con espressioni che richiamano solo violenza e discriminazione. Rivolgiamo al presidente del Consiglio, Meloni, la nostra solidarietà e vicinanza, ribadendo che nessuna donna e nessuna persona deve essere bersaglio di attacchi sessisti o misogini per alcun motivo, tanto meno per il ruolo che ricopre, l’attività che svolge o le idee che rappresenta. Chiediamo a tutte le forze politiche, senza ambiguità, di prendere le distanze da questo linguaggio e da queste pratiche. La democrazia si difende anche così: condannando l’odio sempre e riportando il confronto sui contenuti, nel rispetto della dignità degli individui e del dibattito pubblico».
Forte anche la condanna delle consigliere comunali di maggioranza. «Il commento sessista, volgare e degradante apparso su una pagina social cittadina, che attacca donne in quanto tali e non per le loro idee, rappresenta un grave scadimento del confronto pubblico e non ha nulla a che vedere con la critica politica, neppure la più aspra – scrivono in una nota -. Colpisce e preoccupa il silenzio di chi, in altri contesti, si proclama paladino dei diritti delle donne e frequenta abitualmente quegli stessi spazi social. Un silenzio che diventa assordante quando l’insulto misogino colpisce donne considerate ‘sbagliate’ dal punto di vista politico».
«Questo non è femminismo. È opportunismo ideologico».
«Davanti a un’offesa che utilizza il corpo, la sessualità e l’umiliazione come strumenti di delegittimazione politica, tacere non è neutralità: è una forma di corresponsabilità morale. La dignità delle donne non può essere difesa a giorni alterni, né a seconda dell’appartenenza politica della persona colpita. Non è la prima volta che da quegli ambienti partono attacchi violenti e denigratori contro donne impegnate nelle istituzioni. Questo non è impegno civile. Non è satira. È odio, mascherato da militanza».
«La lotta contro la violenza sulle donne, verbale o simbolica che sia, o è coerente e trasversale, oppure perde ogni credibilità. Non esistono donne di serie A e donne di serie B. Come donne di centrodestra ribadiamo con forza che il dissenso politico è legittimo, anche duro, ma il corpo, l’aspetto e la sessualità delle donne non sono e non saranno mai terreno di scontro politico».
«Bene ha fatto il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, a denunciare pubblicamente quanto accaduto e a richiamare tutti a un uso responsabile delle parole, perché il linguaggio costruisce o distrugge cultura, rispetto e convivenza civile. La dignità delle donne non è una bandiera da esibire quando conviene».
«O si difende sempre, senza eccezioni e senza silenzi tattici, oppure si tradisce la battaglia stessa che si dice di voler portare avanti».
«Noi scegliamo la prima strada: quella della coerenza, del rispetto e della responsabilità delle parole. Perché è da qui che passa una vera cultura della libertà, dell’uguaglianza e del rispetto reciproco».
«Sono davvero costernata, perché immagino che dietro quella penna possano esserci anche persone che un tempo consideravo autorevoli e parte di quella cosiddetta “intellighenzia” di sinistra della città che, fino a poco tempo fa, aveva mantenuto un certo livello di dignità. Con quelle parole, però, si sono finalmente rivelati per ciò che sono: misogini e calunniatori – così anche Daniela Ianni, coordinatrice comunale di Fdi -. Da donna e da coordinatrice comunale di Fratelli d’Italia L’Aquila ritengo doveroso ribadire che il dissenso politico non può mai trasformarsi in insulto, odio o violenza verbale, tanto più quando è rivolto a una donna che ricopre una delle più alte cariche istituzionali dello Stato. Difendere il rispetto delle persone e delle istituzioni significa difendere la qualità della nostra democrazia. Su questo non farò mai passi indietro».
Il post in questione non è stato il solo con contenuti sessisti a danno di leader politiche pubblicato oggi. Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, nel fare gli auguri per la festa dell’Epifania ai suoi concittadini, ha pensato bene di postare un fotomontaggio che mostra una befana con il volto della segretaria del Pd Elly Schlein.
Insomma, sembra che nessuna parte politica sia davvero immune dall’istinto più trasversale e radicato: quello di colpire una donna non per le sue tesi, ma per il suo aspetto fisico o per il solo fatto di essere donna, trasformando il genere in un’arma di delegittimazione.
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