09 Gennaio 2026 - 18:58:12

di Vanni Biordi

A L’Aquila è stato introdotto il ticket sui servizi per i disabili. Dal primo gennaio 2026 chi riceve assistenza domiciliare o trasporto verso strutture sanitarie dovrà pagare una quota in base al reddito. La misura riguarda tre servizi: l’assistenza domiciliare semplice (Sad), quella integrata con prestazioni sanitarie (Adi) e il trasporto verso centri di cura e riabilitazione.

Il Comune ha comunicato la novità alle famiglie nelle ultime settimane. La quota si calcola con criterio progressivo, significa che più alto è l’Isee e più si paga. Il tetto massimo è fissato al 30% del costo complessivo del servizio. Chi ha un Isee inferiore a ottomila euro è esente. Chi supera i 36mila euro paga la quota massima. Il nuovo regolamento aggiorna le norme sulla compartecipazione alle prestazioni sociali agevolate.

Nei verbali del Consiglio risultano discussioni su emendamenti e richieste di maggiore trasparenza. Ma le famiglie sostengono di non essere state coinvolte. Alcune associazioni del territorio denunciano l’assenza di confronto preventivo. Molti nuclei familiari già affrontano spese elevate per terapie e assistenza. Ora temono che i nuovi oneri possano rendere i servizi inaccessibili e costringere qualcuno a rinunciare.

Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo Onlus, interviene sul tema. Riconosce che la norma è obbligatoria, ma segnala problemi applicativi. «Ogni tipo di servizio va interpretato in base all’utente e all’età», spiega. Il nodo principale riguarda la distinzione tra prestazioni sanitarie e sociosanitarie. Non è chiaro quali rientrano nella compartecipazione, soprattutto per il trasporto verso strutture sanitarie. «Non è specificato al momento quanto pagherà ogni famiglia», aggiunge Verzulli. L’importo dipende dal costo del singolo servizio, che varia caso per caso. Verzulli richiama poi la condizione delle famiglie con figli autistici. «Una dimensione totalmente diversa», dice.

Orientarsi tra regole e accesso ai servizi diventa complicato. Il risultato è una disparità tra richieste e diritti effettivi. Le associazioni chiedono chiarezza. Vogliono sapere esattamente quali servizi sono soggetti al contributo, quanto costa ogni prestazione e come si calcola la quota individuale. Chiedono anche un tavolo di confronto con il Comune dell’Aquila per valutare l’impatto della misura sulle famiglie più fragili. Il rischio, secondo le associazioni, è che la compartecipazione diventi un ostacolo all’accesso ai servizi essenziali.

Soprattutto per chi vive già in condizioni di difficoltà economica e organizzativa. Il Comune del Capoluogo di Regione, per ora, ha confermato l’entrata in vigore della misura dal primo gennaio. Rimane da capire se e come risponderà alle richieste delle famiglie e delle associazioni. In buona sostanza, la questione tocca un punto sensibile, quello del diritto all’assistenza per le persone più vulnerabili. Un diritto che non può dipendere solo dalla capacità economica delle famiglie.