10 Gennaio 2026 - 09:41:10

di Vanni Biordi

Le pensioni di invalidità civile aumentano. Quelle previdenziali crollano. E’ la fotografia dei dati INPS aggiornati al 31 dicembre 2024. In Italia le prestazioni totali sono 4.313.351. Le pensioni civili, legate solo allo stato di salute e al reddito, sono cresciute del 7,4 per cento dal 2020. Quelle previdenziali, basate sui contributi versati dai lavoratori durante la loro carriera, sono scese del 14,5 per cento. La spesa totale tocca i 34 miliardi di euro. Di questi, 21 miliardi servono solo per gli invalidi civili.

I dati sono riportati da Cgia Mestre.

La domanda è immediata: perché questa crescita così rapida? L’ipotesi principale è che la fine del Reddito di cittadinanza abbia spinto molte persone verso l’invalidità civile. Chi non ha più il sussidio e ha difficoltà a trovare lavoro cerca un altro sostegno economico. Dimostrare il legame diretto è difficile. I dati ufficiali non permettono di isolare le cause. Ma i tempi coincidono: il balzo maggiore, pari al 6,2 per cento, è avvenuto proprio tra il 2022 e il 2024. Sono gli anni in cui il Reddito è stato abolito.

In Abruzzo le pensioni totali sono 105.809. Ci sono 8,3 prestazioni ogni 100 abitanti. La regione segue la tendenza nazionale. Le pensioni civili sono aumentate del 4,1 per cento tra il 2020 e il 2024. Un dato inferiore alla media italiana, ma comunque significativo. La spesa annua è di 490 milioni di euro.
Se guardiamo le singole province, i dati cambiano molto. L’Aquila presenta l’incidenza più alta: 9,63 prestazioni ogni 100 abitanti. Teramo registra 8,54 prestazioni ogni 100 abitanti. Pescara si ferma a 8,28 ogni 100 abitanti. Chieti è la provincia con il valore più basso: 7,21 ogni 100 abitanti.

Questi numeri mostrano una differenza netta tra le aree interne e la costa. L’Aquila ha quasi 10 invalidi ogni 100 residenti. Un dato superiore alla media regionale e a quella nazionale. Le province costiere, come Chieti, hanno valori più bassi. La spiegazione può essere legata a diversi fattori: l’invecchiamento della popolazione nelle zone montane, la mancanza di lavoro, le difficoltà economiche maggiori.
Il Sud Italia ha meno abitanti del Nord ma conta 500 mila invalidi civili in più. Nel Mezzogiorno l’aumento delle pensioni è stato dell’8,4 per cento. È la crescita più alta d’Italia. In Puglia l’aumento ha toccato il 14,1 per cento. La spesa è enorme.

La regione Campania da sola riceve 2,73 miliardi di euro all’anno. C’è poi il problema dei falsi invalidi. Non esistono dati certi sul totale. Ma la Guardia di Finanza ha scoperto truffe per 48 milioni di euro in soli venti mesi. Questi soldi vengono sottratti a chi ne ha davvero bisogno. Le frodi esistono, ma non bastano a spiegare l’aumento generale. Il fenomeno è più complesso.

I due strumenti hanno scopi diversi. Il Reddito di cittadinanza serviva contro la povertà. La pensione di invalidità serve a chi ha problemi fisici o psichici. Tuttavia, la cancellazione del Reddito ha lasciato molte famiglie senza soldi. In queste situazioni, la pensione di invalidità diventa l’ultima spiaggia. L’assegno medio è di 501 euro al mese. Non è molto, ma garantisce la sopravvivenza in zone dove il lavoro manca.
Per essere chiari: un invalido civile è una persona a cui lo Stato riconosce una riduzione della capacità lavorativa. Se la capacità è ridotta di almeno un terzo, si ha diritto all’assistenza. Se il reddito è basso, scatta l’assegno mensile. I criteri sono rigidi. Servono visite mediche, documentazione, controlli. Il percorso non è semplice.

Il calo delle pensioni previdenziali racconta un’altra storia. Sono quelle pagate a chi ha lavorato e versato i contributi. La diminuzione del 14,5 per cento indica che meno persone hanno carriere lavorative complete. Il lavoro precario, i contratti brevi, i periodi senza contributi si traducono in meno pensioni previdenziali. Molti lavoratori non raggiungono i requisiti. Finiscono per chiedere l’invalidità civile.
In Abruzzo il quadro è simile. Le aree interne soffrono di più. L’Aquila, con la sua incidenza alta, è l’esempio più chiaro.

La provincia ha subito lo spopolamento, il terremoto del 2009, la crisi economica. Le opportunità di lavoro sono poche. Le pensioni di invalidità diventano uno strumento di sopravvivenza.
I numeri parlano di una trasformazione sociale. Il welfare cambia forma. Le pensioni previdenziali, legate al lavoro, diminuiscono. Quelle assistenziali, legate al bisogno, aumentano. Nota a margine: questo è un passaggio che merita attenzione. La crescita delle prestazioni civili non è solo un dato statistico. È il segnale di un disagio diffuso.