12 Gennaio 2026 - 11:50:03
di Vanni Biordi
La sanità abruzzese riceve un’iniezione di liquidità. La Legge di Bilancio 2026 ha stanziato 1,1 milioni di euro per la ASL 1 L’Aquila-Avezzano-Sulmona. Una somma che, secondo il senatore Guido Liris, relatore della manovra finanziaria, rappresenta «un primo passo concreto per risollevare un sistema in affanno da anni». I numeri, tuttavia, raccontano una realtà più complessa.
Il direttore generale della ASL 1, Paolo Costanzi, ha illustrato nella Sala Fabiani del Consiglio regionale come verranno distribuiti i fondi: metà delle risorse, circa 550mila euro, andrà all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, mente il resto verrà diviso tra i presidi di Avezzano e Sulmona. L’obiettivo dichiarato è triplice: assumere personale, acquistare tecnologie, come il nuovo angiografo, diagnostiche e riorganizzare i reparti più in difficoltà.
Il primo problema è la carenza di medici. Servono almeno 50 professionisti tra chirurghi, anestesisti, radiologi e medici d’urgenza. Solo nel reparto di ortopedia del San Salvatore mancano sei specialisti. Le sale operatorie lavorano a metà della loro capacità. I turni sono coperti con straordinari e gettonisti, una soluzione che costa di più e garantisce meno continuità. Con i nuovi fondi, la ASL punta ad aprire almeno 20 contratti a tempo indeterminato entro giugno. Ma attrarre medici in Abruzzo non è semplice. Gli stipendi sono più bassi rispetto al Nord. Le strutture, specie nei presidi minori, sono obsolete. E molti giovani specializzati preferiscono Roma o Milano.
Il secondo capitolo riguarda le tecnologie. La ASL 1 ha tre risonanze magnetiche per un bacino di 300mila abitanti. Le apparecchiature più vecchie hanno oltre 15 anni. I tempi d’attesa per una risonanza al San Salvatore superano i sei mesi. Con 300mila euro dei fondi stanziati, la direzione sanitaria vuole sostituire almeno una macchina e potenziare il sistema informatico ma soprattutto, si deve posizionare il nuovo angiografo vicino al Pronto Soccorso. L’idea è introdurre referti digitali e prenotazioni online, riducendo i tempi burocratici. Ma anche qui il problema è duplice: non basta comprare le macchine, servono tecnici specializzati per farle funzionare. E la carenza di personale tecnico è altrettanto grave.
Il terzo punto è la riorganizzazione dei reparti. Costanzi ha parlato di «razionalizzare i servizi per evitare duplicazioni». Tradotto: alcuni reparti minori verranno chiusi o accorpati. Il pronto soccorso di Sulmona, per esempio, potrebbe perdere alcuni servizi specialistici, dirottati su Avezzano o L’Aquila. Una scelta che ha già provocato proteste tra i sindaci della zona. Il rischio è che i cittadini delle aree interne si trovino ancora più lontani dai servizi essenziali. I numeri della migrazione sanitaria sono eloquenti. Ogni anno circa 12mila pazienti abruzzesi si fanno curare in Lazio o Marche. L’Abruzzo perde così circa 40 milioni di euro, soldi che finanziano le sanità di altre regioni. Le liste d’attesa sono tra le cause principali: una colonscopia può richiedere otto mesi, una visita cardiologica quattro. Chi può permetterselo va nel privato o fuori regione. Chi non può, aspetta. O rinuncia.
Il senatore Liris ha sottolineato che «questo è solo l’inizio». La manovra prevede ulteriori stanziamenti per il 2027, ma i dettagli non sono ancora definiti. E nel frattempo, la situazione resta critica. I sindacati dei medici denunciano condizioni di lavoro insostenibili. Gli infermieri sono in numero insufficiente. I pazienti lamentano disservizi quotidiani.
La domanda vera è se 1,1 milioni di euro possano davvero cambiare le cose. Per dare un’idea: il solo costo dei gettonisti per coprire i turni scoperti nel 2025 ha superato i 2 milioni. Il debito della ASL 1 si aggira intorno ai 15 milioni. I fondi della Legge di Bilancio coprono appena il 7% del fabbisogno annuale stimato per tornare a livelli accettabili.
In buona sostanza servirebbe un piano pluriennale. Ma fino a quando non arriverà un progetto organico, la sanità abruzzese continuerà a navigare a vista. E i pazienti continueranno a pagare il prezzo più alto.
«Siamo certi che il direttore Costanzi saprà ascoltare il parere dei primari per adeguare il sistema di Emergenza-Urgenza e soprattutto mi auguro che – una volta realizzata la progettazione – L’Aquila venga trattata alla pari degli altri capoluoghi assegnandole tutte le risorse necessarie ad adeguare i reparti, a partire dal servizio di Riabilitazione che ancora opera nei container dl G8, cioè in una struttura “da campo” messa a disposizione per l’emergenza terremoto in modo provvisorio e poi diventata purtroppo definitiva – dichiara il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci -. Nel ringraziare Liris, e soprattutto il direttore generale, Paolo Costanzi, dobbiamo esprimere tutta la nostra disistima per Marsilio, per il Sindaco dell’Aquila con tutta la Giunta, e per l’indifferenza con cui gli eletti aquilani della destra in Regione Abruzzo– facendo perdere del tempo prezioso – per anni, hanno ignorato la nostra proposta (che proveniva dalle interviste e incontri avuti con il personale sanitario e le forze sociali), dimostrando di fregarsene delle esigenze degli aquilani».
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