13 Gennaio 2026 - 15:29:45
di Martina Colabianchi
«Dubbi sulla genuinità ed affidabilità del risultato elettorale (senza che ciò dia evidenza di una regia dolosa)», presenza di «errori non emendabili», presenza «di una scheda in più nell’urna» che «costituisce vizio grave e sostanziale». Con queste ragioni, contenuti in alcuni passaggi della sentenza, il Consiglio di Stato ha stabilito che a Pescara si tornerà al voto in 23 delle 170 sezioni. Il nuovo voto dovrebbe svolgersi indicativamente entro due mesi a partire da oggi: a indicare la data sarà il prefetto.
I giudici hanno parzialmente confermato la sentenza del Tar che a giugno scorso aveva disposto nuove elezioni in 27 sezioni a causa di irregolarità nelle operazioni della tornata elettorale della primavera 2024 in cui il sindaco di centrodestra Carlo Masci aveva vinto evitando il ballottaggio per meno di 500 voti.
Se le elezioni parziali dovessero cambiare l’esito del voto e non dovessero confermare la vittoria al primo turno del sindaco Carlo Masci, l’intera città dovrà tornare alle urne dopo due settimane per il turno di ballottaggio. In attesa delle nuove elezioni si lavorerà solo sull’ordinaria amministrazione e sugli atti urgenti e indifferibili.
Tutto era iniziato da un ricorso presentato da due cittadini vicini al candidato sindaco di centrosinistra, Carlo Costantini, e da una ex consigliera comunale. Il Tar Abruzzo, con provvedimento dello scorso 25 giugno, parlando di «vizi che trascendono aspetti meramente formali» e di «numerosissime irregolarità» e inviando tutto alla Procura di Pescara per la valutazione di eventuali ipotesi di reato, aveva disposto l’«annullamento delle votazioni e del risultato della procedura elettorale, con annullamento degli atti di proclamazione degli eletti dei candidati a sindaco e consiglieri comunali e di nomina», disponendo quindi nuove elezioni nelle 27 sezioni in cui erano emerse le criticità più gravi.
Le nuove elezioni riguarderanno le sezioni 25, 28, 31, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 51, 55, 57, 71, 73, 74, 78, 89, 95, 117, 137, 157, 166 e 169, per un totale di 14mila aventi diritto al voto.
Le elezioni parziali erano già state disposte dal prefetto per il 24 e 25 agosto scorsi, ma non si sono tenute perché il Consiglio di Stato aveva poi accolto le richieste di sospensiva presentate dal centrodestra e dall’opposizione di centrosinistra, fissando per il 18 dicembre l’udienza di merito.
Nella sentenza del Consiglio di Stato si spiega anche perché non si deve procedere all’annullamento totale del voto. «Il Collegio – si legge – ha ritenuto di ritenere mere irregolarità gli errori di verbalizzazione, nella misura in cui non ridondino in una compressione della libera espressione del voto, e cioè in tutti i casi è stato possibile, tramite la verificazione, ricostruire la tracciabilità delle schede e l’attendibilità del risultato. E dunque sono state annullate le operazioni elettorali» solo nelle sezioni per le quali «non è stato possibile desumere la volontà del corpo elettorale». Ciò ha comportato una «valutazione caso per caso, sezione per sezione, come del resto bene posto in evidenza dalla sentenza appellata, che il Collegio ha ritenuto di condividere, anche in ragione della particolarità della vicenda in esame, ‘caratterizzata proprio dal notevolissimo, complessivo, disordine nella verbalizzazione, chiaramente confermato dalla verificazione».
Verifiche che hanno permesso di accertare «i soli casi in cui questo disordine ha raggiunto livelli tali da concretizzarsi in un vero e proprio vizio sostanziale».
A proposito della cosiddetta prova di resistenza, cioè il numero di 584 voti in più rispetto a 30.952 che hanno consentito al sindaco di vincere al primo turno, «non può affermarsi, con un sufficiente grado di certezza, che l’annullamento degli atti, nei limiti della illegittimità accertata, sarebbe inidoneo ad una modifica sostanziale del risultato».
«Prendo atto della sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il nostro appello solo in parte, stabilendo che si torni al voto in 23 sezioni (di cui una ospedaliera) su 170 – è il commento di Carlo Masci, sindaco di Pescara -. Leggendo la sentenza, registriamo che l’appello di Carlo Costantini è stato totalmente rigettato e la sua tesi – sul fatto che si dovesse tornare alle urne in tutte le sezioni della città – è stata categoricamente smentita».
«La sentenza, inoltre, ha escluso in maniera chiara che si sia verificato il fenomeno della cosiddetta “scheda ballerina”, confermando che le elezioni si sono svolte regolarmente. Il Consiglio di Stato ha considerato errori formali quelli commessi dai presidenti nelle 23 sezioni dove va ripetuto il voto e di questo non posso che essere amareggiato perché questi errori, assolutamente indipendenti dalla mia persona e dalla coalizione che mi sostiene, ci hanno causato un danno, portando all’annullamento parziale delle elezioni con le quali i cittadini mi hanno rieletto al primo turno, staccando il secondo candidato di oltre 10mila voti».
«Già dal 25 giugno scorso avevo detto che sarebbe stato opportuno tornare alle urne immediatamente e oggi, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, spero che il nuovo voto nelle 23 sezioni avvenga nel più breve tempo possibile, per garantire stabilità al governo della città, per non fermare tutti i progetti in corso e da avviare e per consentire a Pescara di crescere ulteriormente. Nel frattempo resto in carica per tutte le attività già in essere, continuando ad agire serenamente per il bene della città, come ho sempre fatto, mantenendo ferma la mia visione di Pescara condivisa col centrodestra. I numeri che ci dividono dal candidato del centrosinistra sono chiari e insindacabili – ha concluso Masci – e sono certo che i pescaresi non avranno dubbi e saranno ancora una volta al nostro fianco».
Parlano invece di un «margine da recuperare contenuto» il candidato sindaco Carlo Costantini e i consiglieri comunali di centrosinistra e liste civiche. «I numeri dimostrano che il risultato è tutt’altro che scontato: Masci ha evitato il ballottaggio per soli 472 voti. A Pescara il centrosinistra parte da una base del 35%, mentre in Abruzzo, a Chieti e a Teramo, ha vinto al secondo turno partendo dal 21%. Il margine da recuperare è contenuto, soprattutto considerando il numero di elettori che torneranno alle urne e dunque gli scenari sono apertissimi», hanno dichiarato in una nota congiunta.
In merito alla sentenza, Costantini e il centrosinistra sostengono che «il Consiglio di Stato ha messo il bollino di garanzia sulla sentenza del TAR, smentendo politicamente e giuridicamente il sindaco. Se in 23 sezioni si è dovuti tornare al voto, significa che si sono verificate irregolarità gravissime. Una cosa è certa e non aggirabile: la responsabilità complessiva del corretto svolgimento del procedimento elettorale ricadeva sul sindaco Carlo Masci, che ha clamorosamente fallito. Solo per questo, in un sistema democratico sano, dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi».
«Ora si apre una fase nuova – hanno detto ancora -. Non solo sul piano elettorale, ma sul piano politico e civico. Pescara ha bisogno di ricostruire un rapporto di fiducia, ascolto e dialogo tra amministrazione pubblica e città reale: commercianti, marineria, imprese, professionisti, categorie sociali. Un dialogo che in questi anni non è mai esistito, esclusivamente a causa dell’arroganza, della presunzione e dell’incapacità di mettersi in discussione del sindaco Masci. Ci attendono circa 60 giorni di campagna elettorale e li affronteremo con determinazione».
«La sentenza odierna del Consiglio di Stato dimostra e certifica di nuovo che le ultime elezioni amministrative al Comune di Pescara erano e sono valide. Ci sono stati errori materiali commessi dai presidenti di seggio nominati dalla Corte d’Appello e da un’ingarbugliata azione di verifica attuata dall’allora vertice della prefettura», ha commentato il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri.
«Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri sono una ricostruzione fuorviante, parziale e politicamente scorretta della sentenza del Consiglio di Stato – replica la consigliera pentastellata Erika Alessandrini -. Dire che le elezioni di Pescara “erano e sono valide” mentre si è costretti a ripetere il voto in oltre venti sezioni significa prendere in giro i cittadini. Se si torna al voto è perché in quelle sezioni le operazioni elettorali non sono state regolari, non perché qualcuno ha “sbagliato a scrivere un verbale”. È un fatto, non un’opinione. La ripetizione del voto certifica che nulla era correggibile e che la volontà popolare non era ricostruibile, tanto da dover rimettere gli elettori davanti all’urna. Questo è il punto politico che il centrodestra tenta disperatamente di nascondere».
«Parlare di “errori materiali” minimizzando schede mancanti, schede in più, incongruenze gravi e disordine diffuso significa offendere l’intelligenza dei pescaresi. E soprattutto significa eludere una responsabilità chiara: la regolarità del voto è una responsabilità politica e istituzionale che ricade sul sindaco e sulla sua amministrazione. Non è un fastidio, non è una formalità, non è qualcosa da scaricare sulla Prefettura quando emergono i problemi. Tutti sanno come vengono nominati i presidenti di seggio e smettano di fare scaricabarile», conclude.
«Il centrosinistra ha scelto di trascinare Pescara in uno stallo che rischia di rallentare l’azione amministrativa e di danneggiare la città. Ora serve responsabilità: niente strumentalizzazioni, massima trasparenza e un solo interesse da tutelare, quello dei cittadini. Il centrodestra è pronto a tornare al voto, con la consapevolezza che i pescaresi sapranno confermare il buon governo e la serietà del lavoro svolto», il commento dei coordinatori regionali Etelwardo Sigismondi (FdI), Nazario Pagano (FI), Vincenzo D’Incecco (Lega), Enrico Di Giuseppantonio( Udc), Paolo Tancredi (Noi MOderati), unitamente al deputato pescarese FdI, Guerino Testa.
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