14 Gennaio 2026 - 10:31:16
di Vanni Biordi
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo su Tekne, azienda abruzzese specializzata nella produzione di blindati militari.
L’inchiesta nasce da una domanda semplice: come fa un’impresa con 32 milioni di euro di perdite a continuare a ricevere commesse pubbliche milionarie? I magistrati vogliono vederci chiaro. Stanno raccogliendo documenti sui bilanci degli ultimi anni e sui contratti firmati con il ministero della Difesa.
Tekne non è un nome sconosciuto nel settore.
L’azienda produce veicoli blindati per le forze armate italiane. Tra il 2019 e il 2022 ha ottenuto contratti con la Difesa per un valore totale di 12 milioni di euro. Commesse importanti, destinate a equipaggiare reparti dell’esercito con mezzi specializzati.
Nel 2024 è arrivato il salto di qualità: Tekne è entrata in un programma da 200 milioni di euro per il potenziamento dei veicoli delle forze speciali, quelle unità d’élite guidate dal capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Carmine Masiello.
Eppure i conti dell’azienda raccontano una storia diversa. I bilanci mostrano perdite complessive per 32 milioni di euro. Non si tratta di un momento difficile, ma di una situazione strutturale. L’azienda ha debiti con le banche e con altri creditori. Le criticità gestionali sono note. Nonostante tutto questo, i fondi pubblici continuano ad arrivare.
Gli investigatori vogliono capire se dietro questa anomalia ci siano irregolarità. Le domande sono molte. Perché un’azienda in difficoltà finanziarie riesce a ottenere contratti così importanti? Chi ha valutato la solidità economica di Tekne prima di affidarle commesse statali? Esistono meccanismi di controllo adeguati o ci sono falle nel sistema di assegnazione degli appalti militari?
Il settore della difesa è delicato. Le forniture per l’esercito richiedono standard di sicurezza altissimi. Un’azienda che produce blindati deve garantire qualità, tempi di consegna e affidabilità. Ma deve anche essere solida dal punto di vista economico. Se un fornitore fallisce a metà di una commessa, il rischio è doppio: perdita di denaro pubblico e ritardi nella consegna di mezzi essenziali per la sicurezza nazionale.
Il caso di Tekne solleva dubbi più ampi sul sistema di controllo degli appalti pubblici nel settore militare. Come vengono selezionati i fornitori? Quali verifiche vengono fatte sui bilanci prima di assegnare contratti? E soprattutto: esiste un monitoraggio costante sulla salute finanziaria delle aziende che lavorano per la Difesa?
Al momento l’inchiesta è nelle fasi iniziali. Non ci sono indagati né ipotesi di reato formulate. I magistrati stanno acquisendo documenti e ascoltando testimoni. L’obiettivo è ricostruire il flusso di denaro pubblico verso Tekne e verificare se ci siano state irregolarità nell’assegnazione dei contratti o nella gestione dei fondi ricevuti.
La domanda chiave è: cosa si nasconde dietro al business di un’azienda che non riesce a superare la crisi?
La risposta potrebbe arrivare nei prossimi mesi, quando l’inchiesta entrerà nel vivo. Nel frattempo, il caso Tekne rimane un esempio di come il sistema degli appalti pubblici, soprattutto in settori strategici come la difesa, necessiti di controlli più rigorosi e trasparenti.
LAQTV Live