15 Gennaio 2026 - 10:00:39

di Marianna Galeota

Nei primi 9 mesi del 2025 l’export regionale segna un +9% tendenziale: l’Abruzzo è al top della classifica dopo Friuli, Toscana, Lazio e Calabria.

Volano le vendite estere aquilane (+51%) grazie al farmaceutico in Usa e crescono quelle teramane (+1%) con modesti aumenti di tutti i comparti.

In flessione Chieti (-2%) per il calo dei mezzi di trasporto verso l’UE e Pescara (-6%) per quello del made in Italy nei paesi europei non UE

Sono i numeri forniti dall’elaborazione del Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo (Cresa)della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia dei dati Istat nei primi nove mesi del 2025 il valore delle vendite estere abruzzesi arriva a superare i 7,8 miliardi, che corrisponde all’1,6% dell’export italiano, con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 9% migliore del +4 medio nazionale.

L’andamento delle quattro province è molto diversificato. L’unica a mostrare un avanzamento peraltro assai significativo, confermando peraltro la tendenza degli ultimi anni, è L’Aquila che, con incremento tendenziale del 51%, raggiunge 2,2 miliardi di euro e rappresenta una quota delle vendite estere regionali del 28%.

Pescara, al contrario, che nel periodo 2021-2023 si era allineata all’andamento abruzzese, riporta nei primi tre trimestri del 2025 un -6% su base annua e si attesta sui 475 milioni di euro che corrispondono al 6% del totale regionale.

Non buono anche l’andamento di Chieti che registra un fatturato estero di 3,8 miliardi di euro (49% del valore abruzzese) e segna un -2% confermando, al pari di Teramo, variazioni di periodo peggiori delle regionali. Quest’ultima provincia, con 1,3 miliardi di euro (17% dell’export totale), riporta un +1%

Considerando l’andamento dei primi nove mesi degli ultimi 5 anni emerge con evidenza che, se il peso delle vendite estere regionali su quelle nazionali non è cambiato in modo sostanziale, oscillando tra il minimo dell’1,4% del 2022 e l’1,8% del 2020 e attestandosi negli ultimi 3 anni sull’1,6%, sostanzialmente diverse sono le incidenze delle province sul valore regionale. In particolare l’export aquilano passa dal 12% del 2020 al 28% del 2025, quello teramano sale dal 15% del 2020 al 20% tra il 2022 e il 2023 per poi scendere al 17% nel 2025, il pescarese si attesta intorno al 6% per tutto il periodo considerato e quello chietino segna un inesorabile declino passando da quote superiori al 66% al 49% degli ultimi tre trimestri presi in considerazione.

Le forti disparità tra gli andamenti provinciali sono riconducibili alle diverse vocazioni dei territori.

L’export abruzzese è stato per anni trainato dal comparto dei mezzi di trasporto grazie alla presenza di grandi imprese internazionali nell’area del Val di Sangro nel basso chietino. Con l’entrata in crisi dell’automotive, per via dell’orientamento green preso dalla comunità internazionale, dell’aumento dell’inflazione – che ha spinto persone e aziende a rimandare l’acquisto di autovetture o a ripiegare sul mercato dell’usato – e delle scelte di alcune grandi realtà di disinvestire in Italia per localizzare gli stabilimenti in altri Paesi, le vendite estere di tali prodotti sono diminuite drasticamente tanto che il loro valore – che in Italia resta sul 10% – scende da circa la metà del totale regionale dei primi nove mesi del 2020 a meno del 30% dello stesso periodo del 2025. E come già accennato la flessione pesa su Chieti, provincia che con i mezzi di trasporto contribuisce al 26% dell’export regionale e per la quale le vendite estere di questo comparto continuano, nonostante tutto, a valere molto (52% del totale, 17 punti percentuali in meno nel confronto con i primi tre trimestri del 2020).

Le perdite di valore dei mezzi di trasporto sono compensate dall’aumento delle vendite estere del comparto-chimico-farmaceutico, il cui peso sul totale abruzzese arriva quasi a triplicare passando dall’11 al 27% (Italia: dal 17 al 20%).

A registrare l’impennata è la provincia dell’Aquila che ha prodotto l’84% del valore del venduto estero abruzzese di prodotti chimici e farmaceutici e il 23% dell’export totale regionale e per la quale questo settore – composto quasi esclusivamente da farmaci – rappresenta l’81% dell’export provinciale.

Per quanto riguarda il comparto metalmeccanico ed elettronico si registra una minore concentrazione a livello provinciale e andamenti nel tempo piuttosto diversificati. L’incidenza sulle vendite estere abruzzesi delle lavorazioni in metallo e degli impianti e apparecchiature nei primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2020 non registra variazioni di rilievo (dal 17 al 18%) ed è in ambedue gli orizzonti temporali pari a circa la metà di quelle italiane. In questo periodo diminuiscono i pesi sul valore regionale dell’Aquila (da 23 a 17%), di Teramo (da 22 a 21%) e di Pescara (da 13 a 11%) ed aumenta quello di Chieti (da 42% a 52).

Il made in Italy abruzzese (agroalimentare, tessile, abbigliamento e accessori), sebbene in crescita, conferma di non essere un settore di particolare rilievo sui mercati internazionali. Il suo peso sul totale dell’export regionale pur aumentando dal 12% del gennaio-settembre 2020 al 15% dello stesso periodo del 2025 è assai inferiore a quello medio nazionale che scende da 22 a 21%.

Anche nel caso del made in Italy molto diversi sono gli apporti delle quattro province e il loro andamento nel tempo. In pole position ci sono Teramo che passa nel periodo considerato dal 34 al 41% del valore dell’export abruzzese del comparto e Chieti che, nonostante una perdita di quote, contribuisce per il 40% (era 46%).

Seguono Pescara con il 13% (dal 13 all’11%) e, fanalino di coda, L’Aquila che, pur aumentando la sua incidenza, si ferma all’8% (era 6%).

Il principale mercato di sbocco dell’export regionale sono i Paesi UE verso i quali è diretto il 47% del valore del venduto all’estero – quota inferiore al 52% medio nazionale. Lievemente minore rispetto alla media italiana anche l’incidenza dell’export nei Paesi europei non UE (11% contro 15%) i quali sono sopravanzati in Abruzzo dalla parte settentrionale del continente americano, destinazione del 28% del venduto all’estero (Italia: 12%). Il mercato asiatico riveste per la regione una rilevanza pari a meno della metà di quella nazionale (6 contro 13%). Importanza residuale hanno le altre destinazioni.

A disallineare la distribuzione per destinazione tra le province è principalmente L’Aquila per la quale il mercato dell’America del Nord – composto per il 92% dalle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici – assorbe una quota di export (80%) assai superiore a quelle del resto dei territori e fortemente crescente (era 59% nel I-III trimestre 2020).

Ne consegue che minori sono per questa provincia le incidenze delle altre destinazioni.

Al contrario dell’Aquila, Chieti vede la prevalenza delle vendite estere dirette in Europa (UE: 58%; altri Paesi europei: 17%). Si tratta principalmente di mezzi di trasporto (56% dell’export provinciale) e di prodotti del comparto metalmeccanico ed elettronico (14%).

I Paesi UE sono la destinazione del 71% (era il 64% nel gennaio-settembre 2020) dell’export teramano. Ad essi è diretto il 76% del made in Italy, il 77% degli articoli chimico-farmaceutici e il 71% dei prodotti delle lavorazioni metallurgiche, metalmeccaniche ed elettroniche.

Pescara riporta quali destinazioni principali i Paesi europei UE (47%) e non (13%) e l’America Settentrionale (11%) si caratterizza per una certa rilevanza dell’Asia (16%) e in particolare di quella Orientale (9%) alla quale vende il 28% del proprio export del comparto chimico-farmaceutico.