16 Gennaio 2026 - 11:16:00

di Redazione

«La comunicazione ci è stata consegnata il 9 gennaio dall’assistente che viene a casa»: così, in una lettera aperta, la madre di un bambino con disturbo dello spettro autistico descrive l’arrivo del foglio sulla compartecipazione al costo di alcuni servizi sociali e sociosanitari.

La donna si riferisce al regolamento del Comune dell’Aquila adottato a giugno 2025 nell’ambito dei criteri fissati a livello regionale. Contesta soprattutto tempi e modalità della comunicazione.

«Atto dovuto’ – scrive – sarebbe stato ‘comunicare per tempo questa misura alle famiglie e fornire informazioni chiare e risposte precise».

Sostiene che «da giugno 2025 al 9 gennaio 2026» ci sarebbe stato il tempo per preparare le famiglie e, conoscendo l’Isee, «comunicarci l’ammontare della spesa».

Nel foglio ricevuto, riferisce, è indicato che «dal 1° gennaio 2026 l’erogazione dei servizi Sad e Adi prevede la compartecipazione» e che si potrà arrivare «fino al massimo del 30%», ma lamenta «non si sa di che importo, non si sa da che percentuale si parte».

Riporta la scadenza del 15 febbraio per presentare l’Isee («ora dobbiamo correre») e scrive che la quota individuale sarà comunicata «successivamente», senza tempi indicati. La lettera evidenzia poi la previsione di sospensione del servizio in caso di mancato pagamento per più di tre mesi, e segnala per i chiarimenti una reperibilità limitata a «2 ore il mercoledì pomeriggio e 3 ore il giovedì mattina».
 

Più avanti, viene collegata la questione alla quotidianità familiare e alla paura di perdere l’assistenza educativa domiciliare: «Per due ore, quel servizio ci permette di respirare».

Se la compartecipazione diventasse troppo onerosa, scrive, il rischio è dover rinunciare al servizio e togliere al figlio l’appuntamento bisettimanale con l’assistente sociale, «la sua amica, la sua compagna di giochi».

La giovane madre chiude con un appello che segue giorni di scontri politici tra maggioranza e opposizione: «Non politicizzate ancora la cosa, non strumentalizzate il dolore»