16 Gennaio 2026 - 16:34:06
di Martina Colabianchi
La Corte d’Assise dell’Aquila ha condannato il palestinese Anan Yaeesh alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione nel processo per associazione con finalità di terrorismo.
La decisione è stata letta dal presidente del collegio, Giuseppe Romano Gargarella, al termine della camera di consiglio durata circa 6 ore. Assolti gli altri due imputati, Ali Irar e Mansour Doghmosh.
Yaeesh, detenuto a Melfi, ha seguito la lettura del dispositivo in collegamento; Irar e Doghmosh erano in aula. L’accusa aveva chiesto fino a 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Doghmosh.
Le difese, che avevano chiesto l’assoluzione contestando l’impianto accusatorio, hanno annunciato il ricorso. «L’istruttoria dibattimentale, a nostro giudizio, ha dimostrato l’assoluta insussistenza di alcuna finalità di terrorismo – ha dichiarato l’avvocato Flavio Rossi Albertini – . Prendiamo atto della sentenza, non possiamo fare altro che prendere atto di questa decisione, però siamo assolutamente persuasi di poter portare avanti le nostre ragioni nei successivi gradi di giudizio».
Il caso dei tre palestinesi, esploso quando Israele arrivò a chiedere l’estradizione di Yaeesh, ha inizio a marzo 2024 quando vennero arrestati con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale. Secondo la Procura dell’Aquila, Yaeesh, Irar e Doghmosh facevano parte del “Gruppo di Risposta Rapida – Brigate Tulkarem”, una cellula legata alle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa ed avrebbero pianificato attentati, anche tramite autobombe, contro obiettivi militari e civili israeliani in Cisgiordania, in particolare contro l’insediamento di Avnei Hefetz.
La Corte d’Appello dell’Aquila aveva negato la consegna dell’uomo a Israele, motivando che nelle carceri israeliane avrebbe rischiato «trattamenti crudeli, disumani o degradanti». Nonostante il no all’estradizione, i tre sono rimasti in carcere in Italia per essere processati qui per gli stessi fatti.
Da subito, il processo ai tre palestinesi ha catalizzato l’interesse della città in un periodo storico segnato dai crimini di guerra nella Striscia di Gaza in seguito all’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023.
La difesa, e i manifestanti che ad ogni fase del processo si sono accalcati davanti alle inferriate del tribunale dell’Aquila per esprimere la loro solidarietà agli arrestati, hanno sempre sostenuto che le azioni contestate rientrino nella legittima resistenza di un popolo contro un’occupazione militare illegale. Inoltre, le difese avevano sollevato rilievi su conversazioni in lingua araba e sulle traduzioni.
Anche alla lettura della sentenza di oggi, sono state forti le reazioni in aula da parte di manifestanti pro pal, che nel corso della mattinata hanno organizzato un nuovo sit-in, che hanno cominciato a urlare “Vergogna”, “Palestina libera”, “Ora e sempre resistenza”.

In via precauzionale le forze dell’ordine avevano presidiato l’ingresso del palazzo e chiuso temporaneamente al traffico via XX Settembre.
La sentenza chiude il primo grado del processo ed ora gli avvocati della difesa attendono di leggere le motivazioni, che saranno depositate nei termini previsti. «Qualora la Corte d’Appello dovesse comunque disattendere, andremo in Cassazione, fino ad arrivare anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se fosse necessario», ha detto ancora l’avvocato Albertini.
LAQTV Live