18 Gennaio 2026 - 09:41:20
di Beatrice Tomassi
“Oltre il tempo: strategie integrate per ampliare il trapianto di organi addominali da donatore a cuore fermo”. È questo il titolo del workshop multidisciplinare che si è svolto venerdì scorso all’Auditorium Pier Vincenzo Gioia a Palazzo Silone a L’Aquila.
L’evento si è dimostrato un’occasione unica di aggiornamento scientifico e di celebrazione: ha coniugato infatti l’approfondimento sulle strategie più avanzate per incrementare i trapianti da donazione dopo morte cardiocircolatoria con una ricorrenza di assoluta importanza, vale a dire la commemorazione dei 25 anni dall’inizio dell’attività trapiantologica all’Aquila.
«È una giornata per ripensare e riflettere su quello che è stato fatto negli anni passati e anche sui ritardi che abbiamo rispetto a quelle che sono le necessità della nostra società, cioè riuscire a dare una risposta a tutte le persone che si trovano in lista d’attesa – ha commentato il professor Franco Marinangeli, responsabile del dipartimento di Emergenza-urgenza del san Salvatore -. Fino ad oggi abbiamo cercato di fare cultura sulla popolazione in generale, ma questa mattina ho voluto ricordare che la cultura va fatta anche all’interno degli ospedali, tra i sanitari, perché spesso si perdono opportunità importanti. Molti pazienti che purtroppo non hanno possibilità di tornare a vivere per patologie acute vengono persi, e con loro si perde anche la possibilità che i loro organi possano servire a dare nuova vita ad altri pazienti in lista d’attesa per un trapianto. Siamo qui anche per promuovere la possibilità, nel prossimo futuro, di portare in Abruzzo i trapianti di fegato, pancreas e cuore, e inoltre di poter attivare la cosiddetta donazione a cuore fermo».
E sul numero di trapianti in regione e, in particolare, in provincia dell’Aquila, Marinangeli ha aggiunto: «Negli ultimi tempi ci siamo fortunatamente allineati alla media nazionale, dalla quale in passato eravamo piuttosto distanti. Negli ultimi tre o quattro anni sono stati fatti passi in avanti importanti. All’Aquila, in particolare, fino a tre anni fa eravamo ultimi per numero di donazioni, mentre oggi abbiamo risalito la china e lo scorso anno siamo stati praticamente i primi. Non si tratta però di fare gare tra Asl: si tratta di lavorare in squadra. Quando parliamo di rete intendiamo questo. Non è più un problema di una singola Asl, ma di un’intera regione che non può permettersi di restare al rimorchio di altre realtà».
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