19 Gennaio 2026 - 13:29:31
di Redazione
Si è conclusa con un rinvio per nullità procedurale quella che avrebbe dovuto essere la prima udienza dibattimentale del processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, esemplare simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ucciso nell’estate del 2023.
L’udienza si è svolta oggi davanti al Tribunale di Avezzano a carico di Andrea Leombruni, imputato per i fatti avvenuti il 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi, quando l’orsa venne uccisa con un colpo di fucile mentre si trovava insieme ai suoi due cuccioli, rimasti orfani. La giudice Francesca D’Orazio ha accolto l’eccezione di nullità della citazione a giudizio, sollevata in aula, rilevando che l’atto redatto dalla Procura risultava incompleto sotto il profilo formale.
Tale vizio, secondo la giudice, determina la nullità dell’intero procedimento nella sua fase introduttiva, rendendo necessario il rinnovo degli atti. Il processo, dunque, dovrà ripartire dall’inizio, con un nuovo atto di citazione e la fissazione di una successiva udienza.
Erano circa cinquanta gli enti e le associazioni ambientaliste costituiti parte civile, insieme alla Regione Abruzzo. Tra questi il Pnalm, il Comune di Villalago, Lav, Wwf Italia, Enpa, Oipa, oltre a numerose altre organizzazioni impegnate nella tutela della fauna selvatica.
L’imputato deve rispondere del reato di uccisione di animali, con l’aggravante della crudeltà, in relazione all’abbattimento di un orso bruno marsicano, sottospecie protetta e a rischio di estinzione.
Sulla questione è intervenuta anche la Lndc Animal Protection che ha detto «Siamo delusi, ma pronti a proseguire la nostra battaglia di giustizia. Si tratta – sottolinea l’associazione – del secondo stop e del secondo errore procedurale che rallenta in modo significativo l’accertamento delle responsabilità per un fatto definito di “estrema gravità”, con un impatto rilevante anche sul piano simbolico e giuridico. Siamo profondamente amareggiati – afferma Piera Rosati, presidente di Lndc Animal Protection -. Questo ulteriore rinvio rappresenta un duro colpo per chi chiede giustizia per Amarena e per tutti coloro che credono in una tutela reale ed effettiva della fauna selvatica. Errori procedurali di questo tipo rischiano di minare la fiducia dei cittadini e di svuotare di significato un processo che ha un enorme valore, non solo giudiziario ma anche civile. La nostra battaglia non si ferma – conclude Rosati -. Amarena merita giustizia e la sua uccisione non può essere archiviata tra ritardi ed errori. Continueremo a vigilare e a far sentire la nostra voce, in tribunale e fuori, affinché la tutela della fauna protetta non resti soltanto un principio astratto».
Entro maggio 2026 l’Italia dovrà recepire la Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente che impone agli stati di rendere efficaci, proporzionate e dissuasive le misure a tutela dell’ambiente, inclusi gli animali selvatici. Il Wwf, intervenuto in merito al processo, «chiede con forza che il Governo colga questa fondamentale occasione per garantire il diritto alla giustizia, nel rispetto delle garanzie processuali ma anche della funzione costituzionale di tutela dell’ambiente e della biodiversità, per evitare che la protezione della fauna selvatica rischi di restare solo una enunciazione di principio priva di reali conseguenze».
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