20 Gennaio 2026 - 17:44:47
di Martina Colabianchi
Le associazioni Guide del Borsacchio e WWF Italia hanno presentato un ricorso al Tar Abruzzo, sezione dell’Aquila, per chiedere l’annullamento di due Segnalazione Certificata di Inizio Attività in sanatoria per l’autorizzazione di un agricampeggio realizzato all’interno del territorio della Riserva naturale regionale del Borsacchio.
Il ricorso prende le mosse, si legge in una nota, «dall’inattività del Comune di Roseto degli Abruzzi di fronte a due diffide inviate ad agosto scorso dalle Associazioni Guide del Borsacchio e WWF Italia.
«Nel ricorso, inoltre, è contenuta anche la richiesta di rimessione, in via incidentale, della questione di legittimazione costituzionale dell’art. 25 della Legge della Regione Abruzzo 25.01.2024, n. 4 e dell’art. 1 della Legge della Regione Abruzzo 29.12.2025, n. 35 per contrasto con gli artt. 9, 32, 97, 117, comma 2, lett. s) e art. 120 della Costituzione, in relazione ai principi e alle prescrizioni di cui alla legge quadro nazionale sulle aree naturali protette (Legge 06.12.1991, n. 394)».
Le due leggi regionali sono quelle attraverso cui la Regione Abruzzo ha sostanzialmente cancellato la Riserva naturale regionale del Borsacchio portandola dagli originari 1140 a poco più che 24,7 ettari, «senza alcuna giustificazione e senza rispettare le procedure previste dalla normativa nazionale e regionale per la modifica del perimetro delle aree naturali protette».
«Come avevamo dichiarato all’indomani del vergognoso voto del Consiglio regionale che determinò il taglio del 98% della Riserva naturale del Borsacchio – dichiara Dante Caserta del WWF Italia – continuiamo a portare avanti la nostra azione in difesa dell’unica riserva regionale istituita sulla costa teramana. Abbiamo quindi impugnato la prima sanatoria relativa ad un’opera all’interno della Riserva, chiedendone l’annullamento, ma sottoponendo al TAR Abruzzo anche la richiesta di sollevare davanti alla Corte costituzionale la questione di incostituzionalità sulle normative regionali che hanno consentito di cancellare un’area protetta. Purtroppo, la Regione Abruzzo si è rifiutata di ascoltare qualsiasi voce contraria approvando una nuova legge che di fatto, a due anni dalla precedente, ha confermato il drastico taglio aprendo la strada ad una fase di confusione e contenziosi».
«Lo abbiamo già evidenziato, ma torniamo a ripeterlo – aggiunge Marco Borgatti, presidente delle Guide del Borsacchio -. Il comportamento della Regione Abruzzo non ha nulla di razionale, ma è solo un posizionamento ideologico fuori dal tempo: dopo aver tagliato la riserva con un atto palesemente incostituzionale, ha dovuto fare una marcia indietro grazie alla pressione di migliaia e migliaia di abruzzesi e per l’intervento del Ministero della Cultura, del Ministero dell’Ambiente e persino della Presidenza del Consiglio dei ministri che avevano minacciato di impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale. La Regione aveva davanti una strada molto semplice da percorre: riportare la riserva al perimetro originario, approvare il Piano di Assetto Naturalistico (PAN), che essa stessa aveva definito insieme al Comune di Roseto degli Abruzzi, e dare il via alla gestione della riserva attesa da 20 anni! E invece ha scelto di continuare a produrre carte e nominare commissioni, incurante anche dei 250.000 euro già spesi per predisporre un PAN che con la Riserva modificata dovrà essere rifatto da capo».
Tutta questa situazione, hanno sottolineato le due associazioni, «non farà che creare ancora più confusione anche per quegli operatori che intendono portare avanti delle legittime attività imprenditoriali all’interno della Riserva. Sono anni che, mentre le altre riserve regionali accedono a fondi e bandi finalizzati alla valorizzazione del territorio, a Roseto degli Abruzzi la riserva è ostaggio di continue modifiche e di blocchi ingiustificati».
«Il blitz nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 2023 durante l’approvazione delle legge di bilancio regionale 2024, confermato a dicembre 2025, ha impedito l’approvazione di un PAN ormai concluso, aggravando la situazione gestionale della Riserva – concludono le due associazioni -. Confidiamo che almeno la magistratura riesca a trovare un modo per risolvere la questione e dare finalmente concretezza ad una scelta del Consiglio regionale di oltre due decenni fa».
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