22 Gennaio 2026 - 11:27:28
di Martina Colabianchi
Nuovo tentativo di patteggiamento da parte dal diciottenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, il diciannovenne di Lanciano trovato morto nel gennaio del 2025 in un bed and breakfast del centro storico di Perugia.
Lo ha annunciato la sua difesa nel corso della prima udienza del processo che si è aperto davanti alla Corte d’assise del capoluogo umbro. Udienza subito rinviata al 26 febbraio su richiesta degli stessi legali che hanno chiesto tempo per il patteggiamento «non ancora definito».
Nell’ottobre scorso l’imputato aveva già chiesto di patteggiare davanti al gip che però ha rigettato l’istanza ritenendo troppo bassa la pena concordata. «Serve tempo per una interlocuzione tra le parti», ha spiegato il procuratore di Perugia Raffaele Cantone.
Il giovane oggi non era in aula, mentre erano presenti invece il padre e la sorella di Prospero.
L’avvocato Carlo Pacelli, uno dei legali di parte civile per a famiglia Prospero, ha spiegato che i suoi assistiti «non vogliono vendetta ma una pena giusta».
«Non stiamo chiedendo vendetta ma vogliamo solo una vera giustizia che speriamo di avere – ha ribadito il padre di Andrea Prospero al termine dell’udienza -. Oltre alla giustizia vorremmo sapere la verità su quello che è accaduto ma non so se avrò la fortuna di averla – ha aggiunto -. Abbiamo fiducia nella giustizia».
La vicenda del giovane universitario abruzzese scosse l’opinione pubblica, mettendo in luce i pericoli del web. Nella stanza erano stati stati ritrovati 5 telefoni cellulari, oltre 40 sim card e diversi farmaci.
Le indagini rivelarono che Andrea conduceva una sorta di “doppia vita” online, frequentando community dove circolavano contenuti legati all’autolesionismo e all’abuso di sostanze. Due mesi dopo il ritrovamento del corpo, ci fu l’arresto del diciottenne con l’accusa di istigazione al suicidio. Secondo la Procura di Perugia, il giovane avrebbe assistito alla morte di Andrea in “diretta” via chat, incoraggiandolo a compiere il gesto.
Di «tentativo legittimo dell’imputato che sta dialogando con la Procura per vedere se effettivamente può rinnovare un’istanza di patteggiamento» ha parlato l’avvocato Francesco Mangano, uno dei legali di parte civile per la famiglia. «Siamo nella fase del giudizio immediato – ha aggiunto – e vuol dire che le indagini hanno accertato che la colpevolezza dell’imputato è chiara. A questo compendio molto grave si è aggiunta l’ordinanza dell’ottobre scorso del gip secondo il quale il reato è molto grave e le condotte dell’imputato non depongono a favore della concessione di alcuna attenuante generica. Ora verificheremo se c’è la volontà da parte dell’imputato di sottoporsi a una pena giusta e proporzionata a questa gravità».
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