22 Gennaio 2026 - 18:07:02

di Marianna Galeota

La tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, spinge a una domanda molto concreta: cosa può fare chi sta in consolle, al microfono o dietro un bancone quando qualcosa va storto davvero.

Su questo si è concentrato l’incontro promosso all’Università degli Studi dell’Aquila da Elio Ursini, dipendente dell’ateneo aquilano e componente dell’unità di crisi, organismo che si occupa di valutazione dei rischi e comunicazione del rischio.

In aula si sono seduti insieme dj, vocalist, esercenti, gestori di locali e discoteche del territorio, oltre ad alcuni operatori di sicurezza, per avviare un confronto e un percorso di sensibilizzazione su prevenzione, gestione delle emergenze e, soprattutto, percezione del rischio: quella che spesso “non si accende” finché non succede qualcosa.
 

Tra i temi emersi, anche il ruolo di chi guida la serata: un segnale immediato, come spegnere la musica, accendere le luci e dare indicazioni chiare al microfono, «può fare la differenza in caso di criticità».

Nel ragionamento, Ursini ha chiarito che la sicurezza non è mai un solo elemento: c’è la componente strutturale, c’è la gestione, ci sono i comportamenti. «La sicurezza è fatta di tanti fattori», ha detto, ricordando che materiali, impianti, vie di fuga e affollamento non sono dettagli.

Sul tema capienza, ha insistito: «Quel numero sembra quasi un optional, invece è studiato su tanti fattori, dalla tipologia del locale al numero e alle caratteristiche delle uscite di emergenza. Meglio un tavolo di meno, ma un’uscita di emergenza sempre libera e funzionale».