24 Gennaio 2026 - 09:57:04

di Vanni Biordi

L’Abruzzo ha un problema molto serio che deve essere affrontato a stretto giro: i suoi lavoratori invecchiano e i giovani non bastano a rimpiazzarli.

L’età media dei dipendenti del settore privato nella regione ha raggiunto i 42,41 anni nel 2024, quattro anni in più rispetto al 2008. La situazione più critica si registra a L’Aquila, dove l’età media sfiora i 43 anni, precisamente 42,92. Seguono Chieti con 42,47 anni, Pescara con 42,32 e Teramo con 42,03.

I numeri raccontano una trasformazione profonda. Nella provincia di L’Aquila lavorano 70.599 dipendenti privati e di questi, 24.622 hanno più di cinquant’anni. Vuol dire il 34,9 per cento del totale. In quella di Chieti la percentuale scende al 33,7 per cento: su 120.435 lavoratori, 40.630 sono over 50. La provincia di Pescara registra 84.721 dipendenti, con 28.639 ultra cinquantenni, pari al 33,8 per cento. E quella di Teramo, con 92.325 lavoratori, conta 31.242 over 50: il 33,8 per cento.

Il dato emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha elaborato le informazioni dell’INPS. L’analisi ci dice che la fascia tra i 25 e i 44 anni, quella più produttiva, si sta riducendo. Al contrario crescono gli ultra cinquantenni. In tutta Italia i lavoratori tra i 60 e i 64 anni sono aumentati del 372 per cento in sedici anni. Quelli tra i 55 e i 59 anni del 154,5 per cento.

Le conseguenze per le imprese sono pesanti. Quando un muratore, un carpentiere o un operaio specializzato va in pensione, porta con sé competenze che non si trovano nei manuali. Sono conoscenze pratiche, relazioni con i clienti, trucchi del mestiere appresi in decenni di lavoro. Questo patrimonio invisibile si disperde. Le piccole aziende, in particolare, non hanno strutture per organizzare un passaggio generazionale. Il risultato è una perdita di capacità produttiva.

I settori più in difficoltà sono quelli ad alta intensità di lavoro come edilizia, trasporti, manifattura. Nei cantieri abruzzesi l’età media sale. I giovani non vogliono più fare questi mestieri. Preferiscono le grandi imprese, che offrono carriere strutturate, welfare aziendale, smart working. Le piccole aziende faticano a competere.

L’invecchiamento ha un altro effetto, quello di rallentare l’innovazione. Aziende con personale anziano adottano più lentamente le nuove tecnologie. La digitalizzazione procede a rilento, l’automazione viene rinviata. In un’economia basata sulla produttività, questo ritardo diventa un handicap.

C’è poi il problema dei costi. Una forza lavoro anziana è più esposta a infortuni e problemi di salute. Aumentano assenteismo e premi assicurativi. Molte imprese sopravvivono grazie ai lavoratori stranieri, ma non si sa fino a quando questa risorsa sarà disponibile.

Le riforme pensionistiche hanno allungato la vita lavorativa. È una delle cause dell’invecchiamento. Ma ho notato che il nodo vero è demografico, perché in Italia nascono pochi bambini e il mercato del lavoro ne paga le conseguenze. L’Abruzzo non fa eccezione, anzi, con L’Aquila in testa alla classifica regionale, rappresenta un caso emblematico di una tendenza nazionale che rischia di diventare insostenibile.