27 Gennaio 2026 - 12:40:40
di Beatrice Tomassi
Dovrebbe essere un diritto acquisito da circa cinquant’anni, eppure spesso l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza continua a dipendere dal luogo in cui si vive, dalla struttura sanitaria di riferimento e dall’organizzazione delle singole Asl.
È da questa distanza tra la legge 194 del 1978 e la sua applicazione concreta che nasce la proposta di legge regionale presentata dai consiglieri di opposizione del Patto per l’Abruzzo, illustrata all’Emiciclo dell’Aquila. Un testo che non interviene sulla normativa nazionale, non aggiunge diritti né propone modifiche, ma punta a renderla effettiva e realmente attuabile attraverso un riordino del servizio sanitario regionale.
Al centro della proposta, il rafforzamento del ruolo dei consultori, l’introduzione di modelli territoriali e ambulatoriali per l’IVG farmacologica e di strumenti di coordinamento regionale, nonché un sistema stabile di monitoraggio. L’obiettivo è superare disuguaglianze territoriali, ridurre i tempi di accesso e garantire uniformità di servizio.
Purtroppo in Abruzzo, ma in generale in Italia, l’accesso all’IVG è ancora troppo disomogeneo, poco chiaro e fortemente condizionato dall’organizzazione delle singole strutture sanitarie. A pesare è anche l’eccessivo numero di medici obiettori che non svolgono il servizio, lasciando quindi molti territori in balia di se stessi senza un’assistenza medica omogenea. Una situazione che costringe molte donne a spostarsi da una provincia all’altra, affrontando liste d’attesa congestionate e modelli organizzativi inefficienti, con il rischio concreto di non riuscire a rientrare nei 90 giorni previsti dalla legge.
«Si tratta di una proposta di legge – spiega Erika Alessandrini del Movimento 5 Stelle – che vuole fare in modo che l’organizzazione sul territorio, che è una specifica competenza regionale, consenta a tutte le donne di poter arrivare ad avere una possibilità di intervento, così come la legge garantisce. E quindi andiamo a lavorare rispetto alla comunicazione, alla trasparenza, in modo che tutte le ASL debbano comunicare quali sono i punti precisi in cui poter effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza, come fare ad accedere, quali sono le modalità operative. Poi abbiamo sicuramente un monitoraggio rispetto alle ASL per la presenza di medici non obiettori, e quindi un piano dei dipendenti che garantisca la loro presenza generalizzata sul territorio, in modo da avere un accesso sempre consentito».
Un altro nodo riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica.
«C’è una linea di indirizzo, sia dettata dal Ministero, sia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, – continua Alessandrini – che indica questa modalità come la modalità da preferire rispetto all’intervento chirurgico. Invece purtroppo abbiamo constatato, in particolare in Abruzzo, ma è una questione che riguarda anche altre regioni, che c’è una sorta di resistenza».
Una carenza che non solo sottopone le donne a procedure invasive anche quando potrebbero essere evitate, ma che comporta anche un costo maggiore per il sistema sanitario, dal momento che l’IVG farmacologica è meno onerosa rispetto all’intervento chirurgico e riduce il ricorso a ospedalizzazioni non necessarie.
Tra i punti più significativi della proposta di legge anche l’ipotesi di inserire l’accesso all’IVG tra gli obiettivi di valutazione dei direttori generali delle Asl, affinché il diritto previsto dalla legge diventi parte integrante delle responsabilità gestionali oltre che un dovere istituzionale.
La proposta di legge si avvia ora al percorso consiliare, con l’auspicio dei promotori che il confronto vada oltre letture ideologiche e ipocrisie. Intanto il testo sarà presentato anche a Roma, in Senato, affinché dall’Abruzzo parta un piccolo processo rivoluzionario nell’attuazione concreta della legge 194.
LAQTV Live