28 Gennaio 2026 - 10:17:41

di Marianna Galeota

«L’annuncio dell’Amministrazione sull’approvazione in Giunta del progetto definitivo del Cinema Massimo appare come un esercizio di facile entusiasmo che non rende giustizia alla comunità. A quasi diciassette anni dal sisma, nel pieno dell’anno di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 e mentre il cuore della città soffre ancora la mancanza di spazi sociali condivisi, ci troviamo, piuttosto, ancora di fronte a un cantiere fantasma sospeso nel tempo, tra rimpalli e silenzi».

Così il consigliere comunale del Gruppo Misto, Alessandro Tomassoni, dopo la notizia dell’approvazione da parte della Giunta del progetto definitivo per il completamento dei lavori del Cinema Massimo, danneggiato dal sisma del 2009 e non ancora ricostruito.

Tomassoni annuncia la presentazione di un’interrogazione a risposta scritta e orale per fare piena luce sulle criticità che continuano a bloccare il recupero di uno dei luoghi simbolo della città.

«La storica sala cinematografica, luogo identitario per generazioni di aquilani, è ostaggio di un iter lunghissimo e tormentato – sottolinea Tomassoni – e la narrazione ufficiale della Giunta cozza violentemente con la realtà dei fatti, d’altronde basta affacciarsi davanti al Cinema Massimo per rendersi conto che tutto è fermo da anni. Tra procedure complesse, livelli progettuali incompleti e pareri mai risolti, oggi non sappiamo né in quale fase d’avanzamento siano i lavori, né quando la sala potrà finalmente riaprire».

«È paradossale che in occasione di un appuntamento così importante, l’offerta culturale cittadina debba fare a meno di questo spazio, come pure del Teatro Comunale, del San Filippo, del Sant’Agostino, dell’Auditorium “Nino Carloni”, del complesso di S.Maria dei Raccomandati e di molti altri luoghi ancora chiusi, ciascuno con le proprie complessità, che però non sempre giustificano ritardi così lunghi e spesso irrisolti».

«L’interrogazione, rivolta al sindaco – che detiene la delega alla Cultura – e al Vicesindaco competente per la ricostruzione pubblica, punta a ricostruire puntualmente tutte le tappe tecniche e amministrative del procedimento: dai finanziamenti CIPE e CIPESS ai rilievi tecnici, dalle verifiche ( leggasi “critiche”) della Soprintendenza alle prescrizioni sul restauro degli elementi originari – spiega Tomassoni – evidenziando come da oltre due anni non sia arrivato alcun aggiornamento ufficiale, nonostante abbia fatto formali accessi agli atti, specifiche interrogazioni e persino una Commissione di Vigilanza sullo stato dei luoghi della cultura cittadini, alla quale peraltro gran parte degli attori delle relative Conferenze dei servizi, inspiegabilmente e senza fornire alcuna giustificazione di rito, hanno ritenuto di non presentarsi».

Non basta, dunque, un passaggio burocratico per cancellare anni di attese, ed anzi in merito all’annuncio diffuso nelle scorse ore, Tomassoni precisa: «Già grazie alle precedenti delibere CIPE e CIPESS e al finanziamento aggiuntivo di 2,746 milioni di euro nel 2024 il progetto del secondo lotto aveva raggiunto un investimento complessivo di 7 milioni di euro. Il progetto di fattibilità tecnico-economica del II lotto è stato approvato dalla Giunta con delibera n. 545 del 2020 e quello definitivo è stato aggiudicato nel 2021 a un raggruppamento di imprese. A questo punto è legittimo chiedersi: che cosa è stato fatto in sei anni? Qual’è il cronoprogramma aggiornato per progettazione, appalto e lavori? ».

«La città è arrivata con fatica ma con grande orgoglio all’appuntamento del 2026, tanto è stato fatto per ottenere questo riconoscimento, ma è oggettivo come il recupero di troppi luoghi simbolo sia ancora al palo. Pertanto, ritengo doveroso – incalza il consigliere – che si dica come e quando verrà recuperato il nostro patrimonio artistico-monumentale, in questo caso il Cinema Massimo, quali siano le criticità tecniche e amministrative che stanno causando gli evidenti ritardi su molti di essi e, nondimeno, quale sarà la destinazione d’uso finale delle strutture una volta conclusi gli interventi, oltre a chiarire quali spazi alternativi siano stati individuati per ospitare gli eventi programmati per l’anno della Capitale della Cultura».

«Questa mia iniziativa rappresenta un atto dovuto verso i cittadini, verso il nostro mondo culturale e verso la memoria storica di luoghi preziosi come il Cinema Massimo: il centro storico dell’Aquila ha un bisogno vitale di ritrovare la sua anima, che si alimenti anche di quegli spazi sociali identitari che per ogni aquilano hanno un valore immenso, centri di aggregazione imprescindibili che solo la cultura, nella sua funzione più nobile, può realmente garantire e generare nel tempo», conclude il consigliere comunale.