01 Febbraio 2026 - 10:13:28
di Martina Colabianchi
Un grido d’allarme si leva dalle associazioni di volontariato che operano nella Provincia dell’Aquila.
Al centro della polemica, la gestione dei canili convenzionati, che con l’emendamento Verrecchia hanno trasformato le strutture in veri e propri “blindati”, rendendo di fatto impossibile la promozione delle adozioni e il benessere psicofisico degli animali.
La nuova disposizione va a modificare gli articoli 8 e 8-bis della legge regionale Abruzzo n. 47/2013 “Tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo”. A preoccupare le associazioni sono in particolare la restrizione degli orari di apertura al pubblico dei canili e la modifica apportata al comma 5 dell’articolo 8-bis, dove l’obbligo di garantire la presenza dei volontari delle associazioni animaliste e dei veterinari viene sostituito con la possibilità di “consentire o assicurare” tale presenza, affidandola quindi alla discrezionalità del gestore.
Tornando alla prima criticità, secondo i portavoce delle associazioni molti gestori starebbero applicando restrizioni orarie che penalizzano drasticamente l’afflusso del pubblico. «È assurdo che i canili restino chiusi il sabato e la domenica, o che non prevedano aperture pomeridiane durante la settimana, limitandosi ad aprire dal lunedì al venerdì mattina quando volontari e famiglie sono presumibilmente impegnati nel proprio lavoro», scrivono in una nota Animali alla Riscossa, Amici Animali e Adotta Anime Randagie Trasacco.
Secondo le associazioni, questa gestione impedisce alle famiglie, che solitamente lavorano negli orari d’ufficio, di recarsi nelle strutture per conoscere i cani, con il risultato di un calo verticale delle adozioni e quindi aumento dei costi di mantenimento a carico dei Comuni, con animali condannati a una permanenza a vita nei box.
Oltre al danno per i cittadini, si segnala un ostacolo sistematico all’attività dei volontari. Senza aperture pomeridiane o nel weekend, chi può dedicare il proprio tempo libero a fare stare meglio i cani e a promuoverne l’ adozione, si trova la porta sbarrata. «Il volontariato non è un capriccio, bensì un pilastro previsto dalla legge per garantire il benessere animale e favorire il ritorno in famiglia degli ospiti dei canili», dichiarano le sigle associative.
Le pretese delle associazioni poggiano su solide basi legali che, scrivono, i gestori e i Comuni non possono ignorare:
«Legge Quadro 281/91: Stabilisce che le strutture devono favorire l’affidamento dei cani ai privati e che le associazioni protezioniste devono avere accesso ai canili per collaborare con gli enti locali. Legge Regionale Abruzzo n. 47/2013: Questa norma è chiarissima nel promuovere il benessere animale e nel sottolineare che i canili devono essere strutture aperte al pubblico. In particolare, sottolinea come la gestione debba mirare prioritariamente allo svuotamento delle strutture tramite le adozioni, obiettivo impossibile senza orari compatibili con la vita dei cittadini. Accordo Stato-Regioni (2003): Ribadisce che l’accesso ai canili deve essere garantito ai volontari, i quali svolgono un ruolo determinante nella prevenzione del randagismo attraverso la promozione degli affidi».
Sulla questione era intervenuta anche la LNDC Animal Protection nazionale, che a novembre scorso si era rivolta con una lettera proprio al consigliere regionale Verrecchia per chiedere chiarimenti e sollecitare un confronto con le associazioni. «Ritengo che ogni intervento legislativo su una materia così delicata – si legge nella lettera firmata dalla presidente nazionale LNDC Piera Rosati – debba nascere da un confronto aperto con tutte le parti coinvolte, in particolare con le associazioni che quotidianamente operano sul territorio per la tutela degli animali».
Molto duro il commento di Caterina Bonati Fagioli, della LNDC sezione L’Aquila. «In generale le obiezioni fatte sono tutte reali. Noi del rifugio Cucce Felici continuiamo per la nostra strada, abbiamo l’apertura tutti i giorni due ore al giorno dalle 10 alle 12, anche sabato e domenica. Tutto questo per le associazioni è pesante perché presuppone che ci siano sempre volontari, ma ci sembra indispensabile. Cose come queste vengono fatte perché non si parli dei problemi reali, ci si ferma su cose inutili senza studiarne gli effetti quando invece i rifugi per animali sono problemi che richiederebbero degli approfondimenti, ma che molto spesso vengono trattati con superficialità. Ma vorrei fosse chiara una cosa: i rifugi che continuano ad avere queste facilities dell’orario e del veterinario, ad esempio, si caricano di responsabilità e di impegno. Un carico di ore e attività che viene considerata, spesso, superflua».
Le associazioni chiedono ora un intervento urgente dei sindaci della provincia dell’Aquila affinché «verifichino i capitolati d’appalto e le convenzioni. La richiesta è chiara: garantire aperture nei fine settimana e in orari pomeridiani, garantendo il libero e costante accesso ai volontari. Il rischio, altrimenti, è che il canile smetta di essere un luogo di transito verso una nuova vita e diventi solo un capitolo di spesa pubblica senza fine».
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