06 Febbraio 2026 - 10:58:26
di Tommaso Cotellessa
Preoccupazione e forte contrarietà arrivano da ALI Abruzzo in merito alla nuova classificazione dei Comuni montani, ancora non definitiva, che rischia di escludere numerosi enti locali dai finanziamenti dedicati. A lanciare l’allarme è Angelo Radica, presidente regionale di Autonomie Locali Italiane, secondo cui le ricadute per il territorio potrebbero essere pesanti.
«C’è decisamente poco da stare allegri – afferma Radica –: se la recente classificazione fosse confermata, 26 Comuni della nostra regione perderebbero risorse fondamentali, da cui dipende in modo stringente la possibilità di garantire coesione sociale e qualità della vita ai cittadini. È necessario individuare risorse alternative per gli enti che verrebbero esclusi».
Secondo il presidente di ALI Abruzzo, il problema non è legato all’etichetta formale di “Comune montano”, ma alle conseguenze concrete che la perdita di tale status comporterebbe. «Non è certo la medaglietta di “montagna” che interessa a chi vive e amministra questi territori – sottolinea – bensì la possibilità di accedere a finanziamenti che in molti casi sono vitali».
Tra i settori maggiormente a rischio figurano la sanità, il sostegno alle giovani coppie e l’agricoltura, ambiti nei quali le risorse dedicate rappresentano un supporto essenziale per contrastare lo spopolamento e garantire servizi adeguati alle comunità locali. «Da un giorno all’altro – avverte Radica – le amministrazioni coinvolte potrebbero trovarsi private di fondi finora garantiti, con effetti immediati sulla tenuta sociale ed economica dei territori».
Da qui l’appello a una maggiore cautela da parte del Governo. «Prima di procedere a un’eventuale riduzione del numero dei Comuni montani – conclude Radica – occorre predisporre soluzioni alternative per chi rimane escluso. In caso contrario, ci troveremmo di fronte all’ennesimo taglio alla finanza comunale, con conseguenze particolarmente gravi per le aree interne e montane dell’Abruzzo».
Sul tema è intervenuto anche Vincenzo D’Ercole, primo cittadino di Castiglione Messer Raimondo, tra i 26 Comuni per cui si prospetta la perdita dello status di “comune montano”.
«E’ davvero sconcertante la soddisfazione della Regione Abruzzo relativamente alla nuova classificazione dei Comuni montani. Se lo scenario fosse confermato per 26 enti della nostra regione, compreso quello di cui sono sindaco, si profilerebbe un vero e proprio bagno di sangue».
D’Ercole prosegue: «Leggiamo di rappresentanti di governo della Regione che esultano, ma probabilmente non sono pienamente consapevoli delle conseguenze e dei paradossi che un atto di questo tipo andrebbe a generare. In primo luogo, la stessa Regione attraverso la legge 42 del 2023 ci incentiva a costituire le Unioni montane ma qualora la nuova classificazione venisse approvata una buona parte degli enti coinvolti in quel processo dovrebbe abbandonarlo con grande spreco di risorse ed energie, visto che andrebbero a perdere la qualifica necessaria di comuni montani. Per le 26 amministrazioni coinvolte ci sarebbe poi l’uscita secca dalla possibilità di concorrere per il bando FOSMIT (finanziato con fondi nazionali) che assegna in Abruzzo circa quindici milioni di euro per, tra le altre cose, interventi di messa in sicurezza del territorio e acquisto di attrezzature come scuolabus e spazzaneve. Non serve nemmeno sottolineare quanti vitali sono queste risorse per i nostri territori. Poi, un altro colpo alla coesione sociale proverrebbe dalla perdita per i 26 Comuni dei requisiti agevolati per costituire autonomie scolastiche: dovrebbero uniformarsi al resto dei territori, e avrebbero conseguentemente serie difficoltà a mantenere l’autonomia amministrativa dei presidi. I servizi scolastici si allontanerebbero, facendo venire meno un antidoto allo spopolamento. Lo dico con cognizione di causa, essendo Castiglione Messer Raimondo coinvolto assieme a Castilenti e Montefino, anch’essi interessati dalla perdita dei requisiti di comune montano, in un’unità scolastica con Bisenti ed Arsita».
Il tema resta ora al centro del confronto istituzionale, in attesa di chiarimenti e di una definizione definitiva dei criteri che determineranno il futuro di decine di Comuni della regione.
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