10 Febbraio 2026 - 11:57:36

di Tommaso Cotellessa

Anche L’Aquila, come molte città italiane, si è fermata per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, in occasione del Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 2004. Una ricorrenza che non vuole essere solo memoria, ma anche occasione di riflessione e confronto, soprattutto con le giovani generazioni.

Proprio in quest’ottica si è svolto, a Palazzo Margherita, il convegno “Il Ricordo strappato: dalle foibe all’esodo” promosso dal Comitato 10 Febbraio, dedicato al dialogo con gli studenti, per sensibilizzare e ricordare tutte le vittime di una delle pagine più dolorose e a lungo rimosse della storia nazionale.

«Il Giorno del Ricordo è fondamentale per onorare le vittime delle foibe e i circa 350.000 esuli istriani, fiumani e giuliano-dalmati», ha spiegato Fabio Pace, referente regionale del Comitato 10 Febbraio. «Quest’anno abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione sul lungo silenzio che ha seguito quegli eventi: dal 10 febbraio 1947, quando con il Trattato di Parigi l’Italia cedette l’Istria, Fiume e la Dalmazia alla Jugoslavia di Tito, fino al 2004, anno dell’istituzione della Giornata del Ricordo».

Un arco di tempo lungo decenni, durante il quale — ha sottolineato Pace — «gli esuli e le loro associazioni non hanno trovato conforto, ma spesso hanno subito umiliazioni e ostilità». Emblematico, in questo senso, l’episodio avvenuto alla stazione di Bologna, quando un treno carico di profughi istriani, con donne, anziani e bambini, non fu fatto fermare per il rifornimento di viveri. «Il latte caldo destinato ai bambini venne persino versato sui binari», ha ricordato Pace. «Oggi una targa a Bologna ricorda quel fatto, ma per anni episodi simili sono stati taciuti».

L’obiettivo delle iniziative promosse all’Aquila è chiaro: commemorare insieme, restituire dignità alla memoria e fare in modo che simili tragedie non si ripetano. «In questo caso — ha aggiunto Pace — si può dire che la storia abbia rinnegato se stessa e i suoi fratelli italiani per troppo tempo».

Un riferimento che richiama anche le parole di Indro Montanelli, che definì gli istriani “italiani due volte”: «Italiani per nascita e per scelta», ha ricordato Pace. «Scelsero di rinunciare a tutto — terra, lavoro, beni, affetti — pur di rimanere italiani e non vivere sotto la dittatura comunista di Tito».

A rafforzare il percorso di memoria e consapevolezza, da questo pomeriggio sarà inaugurata presso il Palazzetto dei Nobili la mostra “Il ricordo vola fino a noi”, un’esposizione pensata per accompagnare visitatori e studenti in un viaggio storico e umano tra documenti, immagini e testimonianze dell’esodo e delle foibe. Un’iniziativa che intende rendere la memoria viva e accessibile, affinché quelle vicende non restino confinate ai libri di storia, ma continuino a interrogare il presente.