12 Febbraio 2026 - 15:52:28

di Vanni Biordi

L’aula di Palazzo Margherita si è trasformata nel teatro di uno scontro istituzionale senza sconti. Al centro della contesa, la gestione del carcere minorile dell’Aquila, una struttura finita sotto la lente della cronaca nazionale e oggetto di una bocciatura politica che ha lasciato l’opposizione nel segno dell’indignazione. La maggioranza di centrodestra ha respinto compattamente l’ordine del giorno presentato dalla consigliere comunale del PD, Stefania Pezzopane, e sottoscritto da tutte le forze di minoranza. Un documento che non era solo un atto formale, ma un sollecito urgente per impegnare la Giunta in un’interlocuzione serrata con il Ministero della Giustizia.

L’attacco della consigliera dem è frontale: «Una decisione incomprensibile e irrispettosa verso i lavoratori e i minori». Secondo la ricostruzione di Pezzopane, il clima in aula sarebbe stato segnato da un’assenza pesante, quella del sindaco Pierluigi Biondi, che avrebbe lasciato l’emiciclo poco prima della discussione. «Un atteggiamento che considero sprezzante e istituzionalmente grave», ha rincarato la dose l’esponente del Partito Democratico, stigmatizzando il silenzio di una Giunta che non ha espresso pareri tecnici, lasciando al solo consigliere Leonardo Scimia l’onere della replica. Ma oltre la polemica politica, emergono dati che sollevano interrogativi inquietanti sulla gestione burocratica e strutturale dell’istituto.

La Pezzopane ha citato comunicazioni ufficiali provenienti direttamente da Via Arenula. Al momento dell’inaugurazione dell’immobile, avvenuta nell’agosto 2024, sarebbe mancata una certificazione ritenuta «fondamentale» per la piena operatività in sicurezza. Ancora più tecnico, e per questo più allarmante, è il passaggio sul Documento Valutazione Rischi. Stando a quanto riferito, il documento sarebbe stato predisposto solo il 15 gennaio 2026 e risulterebbe tuttora in fase di revisione. «Una circostanza gravissima, soprattutto in un istituto minorile dove la tutela dell’integrità di chi ci lavora e di chi vi è ristretto deve essere la priorità assoluta», sottolinea la nota dell’opposizione. La mancanza di un DVR definitivo non è un mero vizio di forma, ma un vuoto procedurale che espone l’amministrazione e il personale a rischi giuridici e operativi non indifferenti.

La bocciatura dell’ordine del giorno segna un punto di rottura. L’obiettivo del documento era quello di chiedere al Comune di farsi portavoce al Ministero per risolvere le croniche carenze di organico, potenziare gli spazi sociali e garantire standard di sicurezza adeguati. Invece, la scelta della maggioranza di «non assumere quell’indirizzo politico» viene letta come una rinuncia a esercitare un ruolo di controllo e di stimolo su una realtà complessa come quella penitenziaria minorile. Il contesto sociale aquilano osserva con preoccupazione. Un carcere minorile che opera in una zona d’ombra documentale e senza un mandato chiaro della politica locale rischia di diventare una “polveriera” silenziosa. Mentre la maggioranza resta arroccata sulle proprie posizioni, l’opposizione promette di non abbassare la guardia, portando il caso oltre i confini del consiglio comunale. La partita sulla sicurezza e sulla dignità della detenzione minorile all’Aquila sembra essere appena iniziata.