16 Febbraio 2026 - 10:06:55

di Tommaso Cotellessa

La campagna referendaria sul fronte della giustizia che ci accompagnerà fino al 22 e 23 marzo prende sempre più le forme di una sorta di calcio mercato o più opportunamente, dato il periodo dell’anno, di un FantaSanremo.

I due schieramenti si accaparrano figure e personaggi e ne attribuiscono altri al fronte opposto. Così il ministro Nordio, frontman del sì, ha come contraltare il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, i nazisti con le mani alzate vengono additati fra le tifoserie di chi è favorevole alla separazione delle carriere e al sorteggio dei magistrati che siederanno nell’alta corte di giustizia, mentre figura fra il no i picchiatori di poliziotti e agitatori di folle.

In questo grande mercimonio di nomi e cognomi, facce e categorie nel mondo ecclesiastico non si è da meno. Dopo la dichiarazioni a favore del No alla riforma del vescovo di Cassano all’Jonio e vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Francesco Savino, in cui ha chiesto rispetto per chi indaga e chi giudica e invitato a proteggere la costituzione per proteggere il futuro, è immediatamente giunto il controcanto di un altro vescovo che il territorio aquilano conosce bene.

Ad esprimersi in favore della riforma Nordio è infatti Mons. Giovanni D’Ercole, già arcivescovo ausiliare della diocesi dell’Aquila dal 2009 al 2014 e oggi vescovo emerito di Ascoli Piceno.

Nel corso dei suoi anni a L’Aquila fu proprio il tema della giustizia a far balzare agli onori delle cronache il nome di D’Ercole a causa della sua iscrizione nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica dell’Aquila nell’ambito dell’inchiesta sulla tentata truffa ai danni dello Stato della Fondazione “Abruzzo Solidarietà e Sviluppo”. Nel 2012 la vicenda giudiziaria che vide coinvolto l’alto prelato si chiuse con un’assoluzione con formula piena e la caduta di tutte le accuse perché il fatto non costituiva reato.

In questi giorni di giustizia D’Ercole torna a parlare in un’intervista rilasciata a Il Giornale. Oltre a sostenere la separazione delle carriere in quanto ad oggi «non si può dire che ci sia parità tra chi accusa e chi decide perché fanno parte della stessa famiglia professionale», il Vescovo emerito definisce il problema delle correnti in seno alla magistratura come un vero e proprio «Cancro» per il Paese.

Sposando gran parte dei principi della riforma, dal sorteggio dei magistrati alla divisione dei Csm e l’istituzione dell’alta corte, D’Ercole richiama la dottrina sociale della Chiesa che – afferma il vescovo – «vuole che l’indipendenza sia garantita non solo al cospetto del potere politico ma anche di qualsiasi altro condizionamento» facendo così esplicito riferimento alla separazione delle carriere

In ultimo D’Ercole interpreta l’eventuale approvazione della riforma come un segno di unità del paese: «Sarebbe un grande messaggio di unità e di pacificazione per il Paese se un governo di destra portasse a termine la riforma avviata negli anni ’80 da un ministro partigiano e socialista, Giuliano Vassalli».