18 Febbraio 2026 - 12:13:11

di Marianna Galeota

«L’Italia è spaccata a metà: 10 regioni presentano saldo negativo, altrettante mostrano un incremento. E Abruzzo e Molise, rispettivamente con -0,8% e -2,2% sono entrambe nella parte negativa della classifica. Il dato abruzzese è a sua volta disomogeneo, con forti differenze tra le province. Da un lato la provincia di Chieti, che conserva un certo numero di aziende di dimensioni rilevanti, dove il credito è aumentato dell’1,9%, dall’altro tutte le altre: L’Aquila -2,1%, Teramo 1,9%, Pescara -1,8%. Differenze anche per le due province molisane: se Campobasso mostra un calo molto accentuato (-4,2%), Isernia fa rilevare un miglioramento dell’1,3%».

Lo scrive in una nota Luca Copersini, segretario regionale Fisac Cgil Abruzzo Molise, commentando i dati diffusi da Cgia di Mestre sul credito bancario alle imprese italiane che è tornato a crescere nel 2025.

La prima grande differenza è rappresentata dalle dimensioni delle aziende. A fronte di un incremento medio del credito alle imprese dello 0,8%, si rilevano dati fortemente discordanti tra le imprese fino a 20 dipendenti (-5%) e quelle di dimensioni maggiori (+1,9%). Bisogna ricordare che nel nostro paese le piccole imprese rappresentano il 98% del totale; l’incidenza è ancor maggiore nelle aree interne abruzzesi e molisane dove la presenza di aziende di dimensioni maggiori è ostacolata dall’orografia e dalla mancanza di collegamenti adeguati. La seconda differenza si rileva tra le ragioni.

«Sono le banche a non concedere credito o sono le imprese a non chiederlo? – prosegue la nota – Lo studio evidenzia per il 2025 un aumento della richiesta di credito, sia per le imprese medio grandi, sia per le imprese piccole. Questo vuol dire che, per le piccole imprese, si riduce la percentuale di richieste che vengono accolte dalle banche. Perché succede questo? Abbiamo più volte lanciato l’allarme sulla chiusura degli sportelli, che vede Abruzzo e Molise fra le regioni più penalizzate in Italia. La mancanza di presidio sul territorio penalizza soprattutto le imprese di dimensioni minori, molto meno quelle più grandi, seguite da centri ad hoc. In generale, concedere credito ad imprese piccole presenta minore redditività a causa dell’incidenza dei costi fissi e della necessità di effettuare maggiori accantonamenti percentuali. In una logica in cui le banche puntano solo a massimizzare i profitti, ignorando la funzione di intermediazione che l’Art.47 della Costituzione imporrebbe loro, piuttosto che guadagnare poco preferiscono tagliare i legami con i territori meno produttivi e concentrarsi su quelli più ricchi. Su questo dovrebbe esserci un intervento forte da parte dalla politica».

La Cgil Abruzzo Molise, con Cisl e Uil, si è fatta promotrice della costituzione di un Osservatorio Regionale sul Credito in Abruzzo, la cui attività al momento non è andata oltre gli incontri preliminari.

Analoga iniziativa è stata avviata in Molise, dove l’Osservatorio deve essere ancora costituito.

«E’ necessario invertire questa tendenza, che a lungo andare finirà per danneggiare gli stessi istituti bancari: come possono pensare che i loro utili crescano all’infinito se riducono progressivamente l’area in cui svolgono la loro attività?», conclude la nota.